“Zona avvelenata”, a Lecce record di fitofarmaci

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I cartelli nelle campagne salentine non si contano più. Scritti in tutti i modi, in tutte le forme, su supporti improvvisati. C’è chi si è attrezzato addirittura con grafiche da computer. In ogni caso, il messaggio è sempre uguale: “Zona avvelenata”.

Dietro quei cartelli, a cui il nostro occhio, ahi noi, si è a lungo abituato, c’è però il rischio che ancora non si riesce a cogliere: l’incidenza sulla salute delle persone e la correlazione tra veleni usati in agricoltura e insorgenza delle malattie tumorali.

È abuso di fitofarmaci. Lo è soprattutto in provincia di Lecce. Un’impennata che non si riesce a frenare e che, anzi, dopo una battuta d’arresto nel 2009, ha ricominciato la sua ripresa. I dati sono eloquenti, drammatici nella loro chiarezza. Sono quelli elaborati dall’arpa per la relazione sullo stato di salute del 2011.

La Puglia, con 155.555 quintali di prodotto distribuito nel 2010, resta al quarto posto, dopo Veneto, Emilia Romagna e Sicilia, per quantità di fitofarmaci utilizzati.

Nel leccese, due anni fa, sono stati impiegati 2.032.691 kg di fitofarmaci, a Brindisi 1.224.176 kg, a Taranto ancora di più, poichè la superficie agricola utilizzata è più ampia: 2.081.630 kg. Un’inversione a ‘U’ rispetto al 2009, quando le cifre erano più ridotte. A collezionare il record negativo è la provincia di Lecce: 392.175 kg di prodotti fitosanitari in più, il doppio rispetto all’area ionica, più del quadruplo rispetto al brindisino.

È nelle pieghe di queste cifre, nell’aumento più che significativo dell’uso diquesti prodotti, del 15% rispetto all’anno precedente, che vanno lette le conseguenze più dirette sullo stato di salute del territorio e dei cittadini. Si vendono ovunque, si trovano con facilità estrema.

Eccoli, in un grande supermercato in periferia: scaffali stracolmi di confezioni su cui sono appiccicate le diciture che dovrebbero allarmare ma che passano inosservate. Gli effetti nocivi sulla salute umana ed animale possono derivare dall’esposizione diretta, ad esempio per i lavoratori della terra e dall’esposizione indiretta.

I residui della chimica si accumulano nei prodotti agricoli, in quello che finisce sulle tavole, insomma. E ciò che arriva a noi, stando ai dati, è questo: nel 2010, a Lecce, i fungicidi sparsi sui terreni sono stati quasi il doppio: addirittura oltre 1.224.000 kg. così anche insetticidi e acaricidi.

Trend simile per Taranto, dove pure, solo per i fungicidi, si è superata la soglia del milione di kg. Brindisi, invece, vive la parabola ascendente degli erbicidi, 446.000 kg. Ed è proprio sulla presenza di questi residui nei prodotti ortofrutticoli che, mette in guardia l’arpa, si registrato il più alto numero di irregolarità riscontrate, in aumento rispetto agli anni precedenti.

Eccessi che fanno il paio con quelli relativi ai fertilizzanti, specie di natura chimica, in grado, anche nel breve periodo, di causare contaminazioni di azoto e fosforo.

Una discesa agli inferi. Di cui alla fine rimane solo questo, in tutto il Salento: “Zona avvelenata”.