Vendola suona l’adunata per la nuova sinistra e il PD raccoglie i cocci

Nichi Vendola

BARI  –  “Non lavoro e non ho mai lavorato per svuotare il PD, a quello pensa già qualcun altro. Da oggi siamo impegnati a ricostruire dalle fondamenta una sinistra popolare e di governo”. Nichi Vendola prepara la sua prossima sfida.

Oltrepassare il Partito Democratico e mettersi a capo di una sinistra tutta da rifare.

Strizzando l’occhio a Fabrizio Barca che ha affondato la lama nelle ferite di Bersani e corteggiando, perchè no, anche i grillini.

L’8 o l’11 maggio sono le date fissate per ricostruire la nuova sinistra o più precisamente il nuovo centrosinistra. Vendola però non ci sta ad essere additato come l’avvoltoio che punta la sua preda morente.

“Il PD ha tradito se stesso nelle urne, SEL – invece – ha sostenuto Prodi bruciato dal fuoco amico – prima e Stefano Rodotà poi. Lo ha fatto apertamente, dichiarandolo e cercando di convincere fino all’ultimo il PD a convergere sul nome proposto dai grillini. Per questo respinge nettamente le accuse di chi lo vorrebbe fautore del colpo di grazia”.

“Per le amministrative le alleanze restano quelle”,  dice il leader di SEL  come a lasciare intendere che dopo sarà tutta un’altra storia.

Per il PD si apre ora la pagina più difficile da quanto esiste.

Decapitato ai vertici, con rivolte interne, defezioni e allontanamenti che uno dopo l’altro vengono alla luce. Antonio Decaro, Michele Emiliano, i renziani, Sergio Blasi. Tutte figure che ora potrebbero dare la spallata finale al PD vecchio stampo.

Una critica franca proviene da una delle colonne portanti del partito in Puglia: Antonio Maniglio. “Il PD ha fallito tutti gli appuntamenti fondamentali. Dalle elezioni in poi. Va ricostruito tutto dal basso. Soprattutto partendo dall’etica. Affondare Prodi è stato un gesto vile. Chi si oppone – spiega il vicepresidente del Consiglio regionale ha diritto di farlo in modo trasparente, non pugnalando alle spalle. Prodi era padre fondatore del partito, espressione dell’Ulivo una delle poche esperienze che è stata un successo indiscusso. Pugnalarlo nell’urna dopo averlo votato all’unanimità nella riunione dei grandi elettori è vergognoso”.

Per Maniglio, dunque, una classe dirigente degna di questo nome dovrebbe come prima cosa recuperare il rapporto con la gente. “Come abbiamo fatto con la candidatura di Marini. Non ci sta però a recitare la preghiera di morte del PD. Ci sarà il congresso – ma dice con certezza – sarà l’ultima chiamata per il Partito. O si immettono energie forti e competenti, o è finita”.

Ma l’adunata suonata da Vendola non spaventa tutti i democratici. “Nichi vuole ricostruire il centrosinistra? Bhe.. fino a questo momento pur dimostrando di conoscere i partiti non ha dimostrato di saper raggiungere risultati validi. Quello che ha ottenuto è sempre stata poca cosa rispetto ai proclami”.

Alla finestra, ad attendere di capire se il PD saprà ancora interloquire, è il Popolo delle Libertà.

E’ l’ex ministro Raffaele Fitto che il giorno dopo l’elezione di Giorgio Napolitano attende di vedere come si orienteranno i democratici. “Se il PD saprà essere disponibile e responsabile lo vedremo. Avranno la capacità di condividere un governo forte, stabile e politico con il PDL? Se sì, saremo sulle buona strada altrimenti saremo ancora in difficoltà”, dice.

Si potrà convergere allora su uno dei due papabili di cui si parla in queste ore, Giuliano Amato o Enrico Letta? “Non partiamo dai nomi – spiega Fitto – sarebbe l’ennesimo errore. Noi siamo disponibili ad un governo condiviso. Prima si trovi l’intesa su quelloCi vorranno 48 ore per capire che tipo di squadra di governo ha in serbo Giorgio Napolitano. Certamente – conclude Fitto – auspichiamo che sia un esecutivo politico. Con i tecnici abbiamo già dato”.