Capo dello Stato, anche il PD pugliese si ribella a Marini

Palazzo Montecitorio, Roma

Fumata nera per l’elezione del capo dello Stato. Le prime due votazioni non hanno consegnato alcun nome quale successore di Giorgio Napolitano. Ma un effetto l’hanno prodotto ugualmente.

Marcare una netta spaccatura del Partito Democratico che attraversa tutto il Paese e arriva dritto in Puglia.

Franco Marini il candidato di Pierluigi Bersani, già presidente del Senato, Ministro del Lavoro e segretario della Cisl, non piace ai parlamentari pugliesi. E la protesta emerge nei due scrutini. Di più.

E’ in Puglia che per la prima volta si strappa il velo della cautela e si chiede la testa del segretario nazionale Pierluigi Bersani.  A farlo è Michele Emiliano che chiede al leader del partito le dimissioni per consentire ai gruppi del PD di “connettersi con il popolo”.

Poco prima, Emiliano aveva invitato a votare per Rodotà, il candidato dei grillini, che piace a Sinistra Ecologia e Libertà che lo ha votato compatto e, appunto, ad una buona parte dei democratici.

Invito rivolto anche dal segretario regionale del PD pugliese, Sergio Blasi. Poco prima che iniziassero le votazioni, anche da parte sua è arrivato l’appello a non votare Franco Marini ma convergere su Rodotà.

“La demente arroganza di Grillo – spiega Blasi –  rischia di sbattere contro un muro il Paese, per questo era necessario rispondere alle sue continue provocazioni con un ‘vedo’ che equivale ad un segno di responsabilità. Oltretutto – spiega ancora – Rodotà è una figura di spessore, una delle migliori per una carica come il capo dello Stato che deve essere custode della Magna Carta, delle forze armate e della magistratura. Ha fatto campagna elettorale con noi durante le politiche”, dice Blasi con l’aria di chi davvero non si capacita della scelta del segretario nazionale Bersani.

Alla domanda del perchè, allora, Bersani abbia preferito un accordo con PDL e Scelta Civica alla compattezza del Partito Blasi risponde: “Non lo so e non voglio capire”.

L’invito comunque ha trovato strada facile tra gli eletti pugliesi. Antonio Decaro, Antonio Maniglio, per citarne solo alcuni, hanno scelto di votare il giurista anzichè il candidato del PD.

Una protesta, portata avanti anche dai  Giovani Democratici che in tutta italia hanno occupato diverse sedi del PD. Tra queste anche quella di Bari.

Bersani cercherà un nome condiviso per tentare di recuperare la profonda spaccatura all’interno del suo partito. Marini resta in campo, non intende fare passi indietro. Il PDL attende un nome.

E Adriana Poli Bortone, intanto, raccoglie le firme affinchè si possa cambiare la legge e far scegliere il presidente della Repubblica direttamente ai cittadini.