“Troppi errori, serve una svolta per il turismo”

Paolo Pagliaro

Intervento sul Turismo pubblicato oggi dal Quotidiano.“Troppi errori, serve una svolta per il turismo”. Quest’anno il dibattito sul turismo, si sta accendendo con qualche settimana d’anticipo. Come abbiamo sempre detto non ha senso discuterne in estate, meglio anticipare qualche chiave di lettura quando si percepiscono ancora i condizionamenti della stagione invernale.

Probabilmente, dopo gli scarsi risultati, dell’anno scorso, a tanti viene voglia di ripartire, di programmare, di confrontarsi su strategie e ricette, senza nascondere le difficoltà che la crisi economica impone a un bene non certamente primario per le famiglie: quello della vacanza. In realtà essenziale e vitale per la nostra terra.

La nostra economia senza il turismo non esisterebbe. Il Salento senza i turisti sarebbe un deserto. Per fortuna non è così, il brand tiene, l’immagine è ancora accattivante, le politiche messe in atto un po’ meno, perché prive di una visione organica, quella visione che noi suggeriamo da un pezzo.

E’ cosa misera dividersi ancora tra turismo di massa e turismo d’elite. L’uno e l’altro vanno bene se dosati nella giusta misura. Le cose che si possono fare a Otranto, non si possono fare a Gallipoli e viceversa e Lecce capoluogo e diverso dal Capo di Leuca. Bisogna cioè convincersi che il territorio è tutto bello ma è anche tutto diverso. E va interpretato in chiave turistica.
Riprendiamo allora quello che già proponemmo alla vigilia della scorsa estate, quando prevedemmo una flessione dei successi estivi, nell’ambito di una scarsa capacità di organizzazione del territorio. Chi pensa insomma di poter fare turismo affidandosi ancora alle strategie politico amministrative di fine anni ‘90 dovrebbe cambiare mestiere o almeno stare zitto.

Ricordo, come ebbi a dire, che i 5 punti principali su cui far ruotare l’intero sistema organizzativo del comparto turistico sono:

1) le infrastrutture, 2) l’accoglienza, 3) la tutela dell’ambiente, 4) le politiche di promozione, 5) la visione del territorio.

Non dimentichiamo che scontiamo colossali ritardi nei collegamenti ferroviari, aerei e marittimi. E che un viaggio della speranza è tutt’altra cosa che un vacanza. Se non agevoliamo il turista rafforzando le politiche dei trasporti, prima o poi finirà il fascino del marchio Salento.

La Puglia, regione troppo, troppo lunga e vasta, dimentica il Salento. La Regione non ha ancora adeguatamente potenziato i nostri porti che sono approdi naturali che hanno una vocazione ben precisa e nessuno ha pensato di intessere accordi forti fra istituzioni locali e compagnie aree low cost per aumentare gli scali aeroportuali e consentire ai turisti di raggiungere il Salento come si fa per le grandi mete internazionali. La vacanza va resa facile, soprattutto per quel che riguarda le vacanze mordi e fuggi che oggi sono diventate una prassi in tempi di ristrettezze economiche.

Gli agenti di viaggi ci dicono che alla vacanza rinunciano in pochi ma in tempi di magra, si riducono i giorni. Più week end, meno settimane. Meno spazio al viaggio, quindi e più soggiorno.

L’utente che viene dall’estero deve avere a disposizione servizi moderni e concorrenziali altrimenti rischiamo di dirottarlo involontariamente verso altre destinazioni più facilmente raggiungibili e meglio inserite nel circuito del turismo internazionale.

Il grave handicap che scontiamo nel settore è quello dell’assenza di porticcioli e approdi turistici, nelle altre parti d’Italia e dell’Europa, ogni 10-15 miglia lungo la costa si trova uno scalo attrezzato, per accogliere con tutti io servizi, natanti e imbarcazioni da diporto, oltre che i grandi yacht. Il rischio della distrazione di flussi turistici sta già avvenendo, con migliaia di persone che preferiscono optare per la Croazia, che appare più attrezzata, da questo punto di vista, così come la stessa Grecia, sempre competitiva per via dei costi irrisori.

Il primo biglietto da visita per una buona accoglienza è quello di una buona percorribilità del territorio  da e per il territorio. Poi occorrono le infrastrutture. Siamo contro la cementificazione, ma siamo a favore del recupero di borghi, masserie, centri storici per realizzare alberghi e alberghetti. Per carità però, non tutti a 4 o 5 stelle come avviene a Lecce città, perchè poi si va in crisi e si rischia di collassare come sta avvenendo.

La qualità del turismo non è solo il lusso, ma la sua giusta dimensione.
Qualità dell’offerta significa ambiente, terra in cui si vive bene. Territorio pulito e integro, non ridotto a discarica. Significa territorio ecosostenibile, dove l’energia pulita possa diventare una seria alternativa e non una maledizione con ettari ed ettari di specchi fotovoltaici o mulini a vento alti 100 metri che violentano il paesaggio. Qualità significa agricoltura e agroalimentare e non certamente, Ilva o Enel.

Le peculiarità del Salento, cioè la sua forza, sono i suoi paesaggi e le sue campagne che vanno salvaguardate dalle rischiosissime nuove politiche coloniali. Dobbiamo combattere per mantenere viva la visione di un Salento giovane e pieno di energia. La cementificazione del territorio è il passato di questa terra, non il futuro. Costruire si, ma dove è possibile, e soprattutto farlo ragionevolmente e con metodo.

Già il metodo, l’illustre sconosciuto in materia di promozione. Per anni questo territorio ha sprecato risorse, distribuendo denari senza criterio, accontentando gli amici delle varie Caste, senza progettualità e razionalità.

Siamo nei guai anche per questo. Per i milioni di euro dati alle inutili Notti Bianche, per i festival di ogni cittadina, quando una volta se ne faceva uno per tutta la Terra d’Otranto, per i privilegi della Fiera del Levante, monumentale spreco, anacronistico e fuori moda che costa solamente e non produce. Sprechi per mille altri motivi, anche per quelle produzioni cinematografiche per le quali la Regione Puglia attraverso Apulia Film Commission investe centinaia di migliaia di euro, non preoccupandosi della reale ricaduta in termini turistici di alcuni film, ambientati nel Salento, ma che magari promuovono una storia che parla della Sicilia, come è accaduto.

Tutti investimenti sbagliati che gridano vendetta e per i quali nessuno risponde , mentre il territorio si impoverisce.

Manca una visione, dicevamo. O meglio una visione c’è stata fino a oggi, ma del tutto sbagliata, come abbiamo visto. Se vogliamo fare turismo dobbiamo cambiare atteggiamento e mentalità, recuperare ogni territorio e inserirlo una visione organica, senza escludere nessuno.

Lecce, Taranto e Brindisi sono cose diverse, ma che possono stare insieme. L’idea del Grande Salento non ha retto per le conflittualità esistenti e i particolarismi (più gelosie e invidie che altro), ma il Salento come intuizione regge.

Ma non bastano le intuizioni, ci vogliono i progetti, i programmi e le organizzazioni che li facciano funzionare e che riescano a portarli a termine. E anche soggetti nuovi ed energie umane più fresche.
Il coraggio di mettere un punto e a capo, per fare il futuro.

 

Paolo Pagliaro
Presidente
Movimento Regione Salento