Sportello dei diritti: “Ecco l’errore negli estimi”

Palazzo Carafa

LECCE   –   “E’ come se avessero fatto 2+2=5, il calcolo è proprio sbagliato”. Sugli estimi catastali, Lo Sportello dei Diritti ci va giù pesante contro l’Agenzia del Territorio. Lo fa dopo che la Commissione tributaria ha disposto le prime sospensive sul riclassamento degli immobili nella città di Lecce.

Per la prima volta si entra nel merito degli sbagli che sarebbero stati commessi nel calcolo alla base di 70.000 accertamenti effettuati negli ultimi mesi. A parlare è l’Avv. Maurizio Villani, che ha curato buona parte dei 6.000 ricorsi complessivi, tra singoli e collettivi.

Gli errori, secondo lo Sportello dei Diritti, sarebbero almeno di tre tipi.

Il primo: gli avvisi di accertamento inviati, tutti e 70.000, si presentano standardizzati e immotivati.

Il secondo, più complicato, riguarda quello che è ritenuto come l’errore materiale che ha dato vita all’equivoco. Secondo i ricorrenti, infatti, l’Agenzia del Territorio ha livellato tutte le zone di Lecce, indipendentemente dal fatto che si trattasse del centro o della 167.

Lo ha fatto calcolando la semplice media aritmetica invece di quella ponderata, che secondo lo Sportello dei Diritti è quella giusta, tra il valore medio di mercato di tutte le microzone individuate – in tutto 10, perchè 7 sono state escluse – e il valore medio catastale ai fini ICI.

Non è una differenza da poco. Il risultato della media ponderata è di un coefficiente del 2,92%. Mentre l’Agenzia del Territorio si è attenuta al coefficiente del rapporto aritmetico dell’1,99%. Un abisso. Perchè la legge chiede di adeguare solo le zone che superano quel rapporto. E a Lecce le zone che superano l’1,99% sono quasi tutte. Quelle che superano, invece, il coefficiente considerato valido del 2,92% non esistono. Neppure quella considerata più lussuosa, come zona Mazzini, arriva a tanto, visto che si ferma al 2,53. Di conseguenza, secondo lo Sportello, a Lecce il classamento non si sarebbe affatto dovuto fare.

Ma c’è l’ultimo, il terzo motivo, alla base dei ricorsi presentati: tutti i calcoli fatti sono di una rivalutazione degli immobili ai fini ICI. Ma nel frattempo è subentrata l’IMU, che ha già previsto un’impennata della tassa del 60% e, a questo punto, avrebbe già assorbito il valore superiore.

È per tutto questo che si chiede, dunque, all’Agenzia del Territorio di bloccare le nuove 10.000 notifiche che dovrebbero arrivare, annullare in autotutela i 70.000 avvisi già inviati, e al Comune di ritirare le delibere emanate. Se d’altronde si dovesse accertare davvero che si tratta di avvisi illegittimi, i danni economici sono già tanti: mezzo milione di euro speso dallo Stato per le raccomandate, 700.000 € di spese sostenute dai cittadini invece per i ricorsi.