Cala il sipario sulla vertenza Adelchi, operai soli nella tempesta

lettera licenziamento collettivo

TRICASE (LE)   –   Ad uno ad uno, con lentezza. Firmano e scappano via. Hanno poca voglia di parlare, una rassegnazione che si legge negli occhi, nell’alzata di spalle. In mano, il pezzo di carta su cui è scritta la parola fine: è licenziamento collettivo anche per gli ultimi 200 operai del calzaturificio di Tricase, quelli delle aziende Knk, Magna Grecia e GSC Plast, satelliti del Gruppo Adelchi.

Così cala il sipario sulla loro vertenza, nell’indifferenza generale. Probabilmente non si sentirà più parlare di loro, dell’occupazione di tetti, municipi, fabbriche, di blocchi stradali, della speranza di rimanere legati a quel nome, finché un’altra occasione non si fosse presentata. Non rimane nulla. Solo un custode dietro la scrivania improvvisata in quella che doveva essere la vetrina delle scarpe migliori. I capannoni, gli uffici dirigenziali, la portineria sono chiusi, spenti. Le aiuole lasciate alle erbacce, la ruggine che divora la recinzione: tutto parla di incuria, di abbandono. Appunto, di fine della storia. Un dinosauro estinto. Antonio ha 46anni. È entrato in fabbrica nell’ ’88. Ha dovuto, poi, imparare l’arte dell’arrangiarsi.

Un mese fa anche i licenziamenti dei 308 dipendenti della CRC, a gennaio degli operai della nuova Adelchi spa. Il cordone ombelicale è reciso, ma, alla fine della lunga agonia, nella tempesta tutti rimangono da soli. È qui che vengono, in questi giorni, a portare la propria lettera di licenziamento, nel Centro per l’Impiego di Tricase, città ancora tramortita dalla scossa.

Anche qui, senso di vuoto. Sulle bacheche, sulle scrivanie. Una ventina di operai ha chiesto di monetizzare subito il biennio di mobilità, gli altri non sanno dove andare.

Anche il business della formazione si è consumato sulle loro teste. Sugli operai, alla fine, è stata scaricata l’intera responsabilità di reimpiegarsi da soli. Una verità che brucia e che reclama l’attenzione che finora è mancata.