Morte ‘mucca pazza’, la ASL: “Forma genetica, non contagiosa”

valdo mellone

LECCE    –   Il sospetto è stato pesante: un caso di ‘mucca pazza’ nel Salento. Poi la precisazione arrivata dalla stessa ASL di Lecce: ad essere stata diagnostica è sì la malattia di Creutzfeldt-Jakob, ma nella sua variante genetica dunque non infettiva, nè epidemica.

Il decesso è avvenuto nell’Ospedale ‘Ferrari’ di Casarano il 18 febbraio scorso per arresto cardiocircolatorio, ma il referto autoptico che ha dato le certezze, è arrivato solo in mattinata.

Ad essere stata colpita è una donna di Morciano, 75anni, ricoverata a gennaio per una malattia esordita già a novembre con i sintomi della depressione, ansia e agitazione. Sintomi che a dicembre sono degenerati in disturbi dell’orientamento, fino ad arrivare all’incapacità di stare in piedi e deambulare.

Dopo gli esami di routine, dalla TAC all’ElettroEncefaloGramma, il sospetto diagnostico. L’esame del liquido estratto con la puntura lombare è stato eseguito sia presso il Laboratorio di Neuropatologia del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Bologna, che presso l’Istituto Superiore di Sanità a Roma.

Responso unanime, confermato anche dall’analisi del prelievo autoptico del cervello fatto a Brindisi, presso l’Istituto di Anatomia patologica del ‘Perrino’. Tutti hanno stabilito con “assoluta certezza che si tratta di malattia di Creutzfeldt-Jacob genetica, legata alla presenza di una mutazione puntiforme nel DNA della paziente e pertanto non soggetta ad alcuna possibilità di diffusione”.

Un sospiro di sollievo, almeno in parte.

Questa forma genetica è una patologia neurodegenerativa rara, non acquista dall’esterno e con un’ incidenza di un caso ogni 10 milioni l’anno. Una forma genetica, dunque, che ha matrice diversa rispetto alla patologia più conosciuta come quella  della ‘mucca pazza’, perchè in quest’ultima vi è la trasmissione all’uomo del prione dell’encefalopatia spongiforme bovina, che si contrae attraverso l’ingestione di carni bovine infette e preparati industriali contaminati.

Motivo che portò, nel 2001, il Ministero della Sanità italiano a vietare la vendita delle parti del bovino che interessano la colonna vertebrale e i gangli, il cervello e le ‘frattaglie’.

“Si ribadisce quindi – scrive in una nota il Direttore Generale della ASL di Lecce Valdo Mellone che non sussiste alcun pericolo per incolumità pubblica, essendo esclusa ogni possibilità di trasmissione”.