Albertazzi, l’amletico. Riempirà i ‘vuoti’ del Politeama

Giorgio Albertazzi

LECCE  –  In mano ha il teschio di Yorick, il buffone di corte. È dorato quello che Giorgio Albertazzi ha scelto per essere con lui sul palco del Politeama Greco di Lecce, in serata. ‘Amleto e altre storie’, un’immersione nell’opera teatrale per eccellenza, da Shakespeare a Dante,fino all’esplorazione lungo e dentro una lunga carriera, per lui che dall’Amleto è stato battezzato, nel 1964, a Londra, con la regia di Zeffirelli, per lui che a novant’anni non ha timore di riempire un grande teatro da solo, con il vigore della voce, con la statura dell’esperienza…

Amleto, quasi un’ossessione. In questo luogo e dappertutto.

Ha voglia di parlare il maestro, durante la conferenza stampa tenutasi in mattinata all’interno di un Politeama stranamente vuoto e silenzioso. “Mi piace questo teatro”, dice, lui che è nato architetto e poi, grazie all’incontro con Jung, il padre della psicologia analitica, ha capito che “non bisognava avere paura di guardare al di là del muro”.

E per Albertazzi il teatro è appunto questo: vedere aldilà, guardando. Il confronto non solo e non tanto con la realtà ma con il sogno e la favola, con le ambizioni più segrete.

Le cosce di una donna e l’incontro di un uomo con l’altro. Palazzo dei Celestini ha voluto qui Albertazzi come protagonista assoluto della rassegna ‘La Provincia ti racconta’.

 Il teatro, una comunicazione fatta attraverso i sensi e in cui l’arte si scopre, non si insegna. “Ho impiegato un paio d’anni per imparare a recitare come Ruggeri e tutta la vita a disimparare”. È questa la grande lezione che rimane.