Incontri bollenti nell’orario di lavoro, impiegato ASL licenziato

ASL via Miglietta

LECCE   –    Non aveva soltanto accompagnato la figlia a scuola o fatto la spesa al supermercato. S’era ritagliato del tempo anche per avere rapporti intimi con una donna brasiliana, appartandosi con lei in macchina, nella marina leccese di Spiaggiabella. Il tutto dopo aver timbrato il cartellino in ufficio e durante, dunque, il regolare orario di lavoro.

Ora, la ASL di Lecce presenta il conto ad un 61enne leccese.

Per lui, dipendente dell’area nord, con la qualifica di coadiutore amministrativo, arriva il licenziamento per giusta causa e l’obbligo a risarcire l’Azienda Sanitaria con 8.330 €, comprensivi di danni patrimoniali e di immagine, oltre che delle spese processuali di 2.100 €.

La Direzione di via Miglietta aveva già sospeso cautelativamente il rapporto di lavoro e si era costituita parte civile nel processo penale, che si è concluso lo scorso 7 febbraio di fronte al Giudice Silvia Minerva.

Il dipendente ASL è stato condannato, in Primo grado, a 2 anni di reclusione.

Un anno invece, pena sospesa, per il figlio 26enne che lo avrebbe aiutato a mettere in piedi la presunta truffa.

Il recesso per giusta causa, datato 28 marzo, è ritenuto inevitabile perchè è stato compromesso irrimediabilmente il rapporto fiduciario con l’azienda.

Pochi dubbi, per il Giudice che ha firmato la sentenza. Due militari, messi alle sue calcagna, hanno pedinato il 61enne per quattro mesi, cinque anni fa, nel periodo compreso tra il 28 gennaio e l’8 aprile 2008. E di fronte al fascicolo fotografico presentato, è venuta a cadere la tesi della difesa, per cui tutte quelle attività svolte fuori dall’ufficio fossero “attività di servizio”.

La scena che si è ripetuta più volte di fronte agli occhi dei Carabinieri è stata sempre la stessa: la timbratura del cartellino marcatempo in entrata all’inizio della mattinata, in alcuni casi eseguita dalla figlia. Poi l’allontanamento ingiustificato subito dopo, l’assenza non per pochi minuti ma per intere ore se non per l’intera mattinata, durante la quale il dipendente è stato immortalato mentre svolgeva faccende personali e familiari.

Accompagnava la figlia a scuola, si fermava a fare colazione in centro, portava da mangiare al cane nella villetta di Frigole, a fare la spesa nella macelleria, nella rivendita di frutta e verdura, nel discount, sbrigava pratiche presso uffici pubblici, teneva, appunto, incontri intimi con la donna brasiliana, episodio riportato dagli stessi inquirenti.

Poi, rientrava a casa, prima di chiudere la mattinata ritornando in ufficio o inviando il figlio ad eseguire la timbratura in uscita, circostanza accertata almeno quattro volte. La verifica incrociata degli orari di timbratura e quanto accertato dai Carabinieri ha portato a galla ciò che, secondo il Magistrato, era eseguito “in maniera non occasionale, ma assolutamente sistematica, secondo veri e propri clichè comportamentali”.

Alla sanità pubblica tutto questo è costato, tra retribuzione e oneri previdenziali, almeno 98-100 € al giorno. Prima, ovviamente, che si arrivasse al licenziamento.