Costruzioni a Porto Miggiano, l’inchiesta si allarga

Porto Miggiano

PORTO MIGGIANO (LE)   –   Dai lavori sul costone alle altre lottizzazioni in corso. L’inchiesta su Porto Miggiano si allarga a macchia d’olio e punta dritto agli altri comparti, su cui si è costruito o si sta costruendo nella marina di Santa Cesarea Terme. La Magistratura, dunque, mette a fuoco le lenti e accende un faro sulle concessioni edilizie rilasciate ai privati negli ultimi tempi. Acquisizioni sono già state eseguite presso il Comune di Santa Cesarea e presso la Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici di Lecce da parte degli uomini della Forestale, gli stessi ai quali è stato affidato il compito di apporre i sigilli alla cala, finita sotto sequestro il 20 marzo scorso.

Al vaglio degli inquirenti sono finiti progetti definitivi ed esecutivi, autorizzazioni, concessioni di pareri e altri documenti.

Pare essere certo che il faro sia puntato ancora sul comparto 19, quello su cui, negli ultimi quattro anni, sono state inaugurate le due strutture ricettive dell’‘Augustus Resort’, di proprietà di Albino Merico, e del ‘Diciannove’, il cui titolare è Piero Montinari, ex Presidente di Confindustria Puglia.

Insediamenti, tra l’altro, oggetto pure di una precedente inchiesta giudiziaria protrattasi per anni e chiusasi in Cassazione, che ha aperto la strada alle costruzioni sulla punta del costone. Qualcosa di nuovo, quindi, per forza di cose, pare ardere ancora sotto la cenere. Ma se sia o meno collegabile con quanto portato a galla dai consulenti nominati dalla Procura non è ancora dato sapere. I Professori Roberto Tommasicchio e Dino Borri, d’altronde, nelle loro relazioni preliminari già depositate hanno evidenziato che “gli accentuati fenomeni di dissesto in atto” sul costone, oggetto dell’ intervento di messa in sicurezza costato 3 milioni di euro, sono dovuti sì al moto delle onde e alla natura friabile della falesia, ma anche “alle rilevanti ed estese trasformazioni urbanistiche effettuate a carico del terrazzo costiero”. E’ per avere la possibilità di accertare meglio queste relazioni e di proseguire gli studi, d’altronde, che è stato disposto dai Sostituti Procuratori Elsa Valeria Mignone e Antonio Negro il sequestro penale d’urgenza.

Tuttavia, al di là del ‘Diciannove’, pare esserci dell’altro. L’inchiesta sembra abbia allargato l’orizzonte all’intero borgo e in particolare ad altri comparti, dove, in virtù del piano regolatore entrato in vigore agli inizi degli anni ’90, si continuano a costruire altri insediamenti turistico- ricettivi.

Cauto il Sindaco Daniele Cretì: “Non rilascio alcuna dichiarazione, bisogna lasciar lavorare la Magistratura”.

Commenti

  1. Luigi Paolo Pati scrive:

    fino alle responsabilità e al risarcimento

  2. Donato scrive:

    Giù le mani da Porto Miggiano basta con queste cementificazioni per anni hanno chiuso il “costone “lato Augustus e Diciannove per pericolo di crollo e poi per magia si è potuto costruire con migliaia di metri cubi di cemento un grande plauso va a coloro che combattono questa vergogna.Porto Miggiano deve tornare selvatico com’era.

    1. ANDREA scrive:

      Concordo!!!

  3. Federica scrive:

    Devono pagare, tutti sapevano, tutti !!! Ed hanno fatto tutto alla luce del sole, uno schifo.

  4. Lory scrive:

    Tutto quello che è stato fatto sarà stato anche legale ma è profondamente immorale. E’ uno scempio che grida vendetta e la cosa gravissima è che non sia stato fatto negli anni 70, ma proprio oggi, sotto i nostri “vigili” occhi. Complimenti a tutti noi, per la distrazione e l’indolenza….