Inchiesta sanità, il GUP di Bari: “Le tangenti di Tarantini a Frisullo non sono provate”

Sandro Frisullo

BARI  –   Inchiesta sanità: il pagamento di tangenti da parte di Gianpaolo Tarantini all’allora Vice Presidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo, “non risulta adeguatamente provato”. E’ quanto scrive il GUP del Tribunale di Bari, Alessandra Piliego, nelle 132 pagine di motivazioni della sentenza con cui, il 24 dicembre, ha condannato Gianpaolo Tarantini alla pena di 4 anni e 3 mesi di reclusione e Sandro Frisullo a 2 anni e 8 mesi per i reati di associazione per delinquere, turbativa d’asta e abuso d’ufficio escludendo però la corruzione e il millantato credito.

Il processo riguarda due gare d’appalto da 370.000 € alla ASL di Lecce.

Secondo il GUP – che ritiene “particolarmente attendibile Tarantini” – non è sufficiente la coincidenza temporale tra i prelievi di danaro dai conti di Tarantini e gli incontri tra l’imprenditore e Frisullo per sostenere, come fa la pubblica accusa, che il politico abbia intascato tangenti per 194.000 €. “Manca agli atti la prova della consegna di quel denaro”. “Il punto debole della prospettazione accusatoria – rimarca il Giudice – risiede nell’aver ritenuto che Tarantini intrattenesse rapporti d’affari ‘interessati’ solo ed esclusivamente con Sandro Frisullo laddove, invece, il panorama degli elementi informativi in atti dimostra chiaramente come l’imprenditore barese, nel medesimo periodo, operasse in maniera illecita e secondo il medesimo schema, anche nell’ambito della ASL di Bari”.

“Nello stesso periodo – annota il GUP Piliego – Tarantini comincia anche a frequentare le dimore di Silvio Berlusconi e a sostenere le spese di viaggio, soggiorno e di gettone di presenza della donne che porta a casa del Premier”. A parere del Giudice, esiste invece un riscontro “circa le altre utilità procurate a Frisullo”.

Il riferimento è a vestiti griffati, buoni-benzina, alle prestazioni delle escort Terry De Nicolò, Vanessa Di Meglio e Sonia Carpentone, la disponibilità di un auto con autista e il servizio di pulizia dell’appartamento barese del politico.

Secondo il Giudice “sono proprio le gare, oggetto dei reati fine contestati, ad imprimere a quelle regalie e attenzioni, una connotazione marcatamente illecita  riscontrata, in particolare, dalle utilità di natura sessuale pure procurate da Giampaolo Tarantini”.