Il PD rischia la chiusura e licenzia i dipendenti

PD

BARI   –   La notizia è di quelle che nessuno si aspettava. Per lo meno non in quel momento. Il Partito Democratico è costretto a licenziare i suoi dipendenti. La comunicazione l’ha data il tesoriere Perluigi Balducci durante la riunione della direzione regionale, convocata per discutere di ben altri problemi.

Dai rapporti con Vendola si è passati in un lampo ai rapporti di lavoro.

Il tesoriere ha interrotto gli interventi politici, ha preso la parola e senza mezzi termini – e con un filo di esasperazione per tutti gli allarmi lanciati e rimasti inascoltati nel corso dei mesi – ha comunicato che il PD rischia la chiusura per fallimento.

Con la somma che c’è al momento nella cassa, ha spiegato che a malapena si riuscirà a pagare il fitto e i dipendenti. Occorre prendere una decisione, ha detto Balducci. “Il partito anche stasera non può decidere di non decidere”.

Dunque non appena saranno pagati i prossimi stipendi ai dipendenti, le bollette e l’affitto dei locali, non ci sarà più nulla da parte e si potranno solo accumulare debiti.

Molte alternative non ce ne sono. Per Balducci, occorre licenziare. 2 dei 6 dipendenti. I restanti quattro saranno passati a part time. “Questo perchè – ha spiegato il tesoriere –  abbiamo chiesto alla Regione la cassa integrazione in deroga ma non ce l’ha concessa“. E il paradosso è tutto qui. L’assessorato fino a 24 ore fa, era retto proprio dal PD. Ma del resto le regole sono regole. E valgono per tutti.

Ma i licenziamenti non bastano per sanare la situazione. E, quindi, Balducci ha proposto la sospensione totale dei rimborsi spettanti a segretario e presidente e il versamento di un contributo di 30.000 € per gli eletti al Parlamento. 20.000 se la legislatura dovesse finire prima dei due anni. I democratici presenti sono rimasti basiti.

“Vogliamo vedere le carte”, tuonano. “Dobbiamo capire”. Ma Balducci è ancor più chiaro: “E’ da luglio che avete le carte e che io lancio l’allarme”.  Se ne riparlerà la prossima settimana nella direzione convocata proprio per sbrogliare la matassa della crisi economica.