Vendola benedice la giunta: “Ma senza maggioranza, vado via”

Nichi Vendola

BARI   –     Sorrisi, baci e abbracci, strette di mano e foto d’ordinanza. Scampanellio ufficiale e la nuova giunta regionale è ufficialmente a lavoro. Il governatore Nichi Vendola li ha voluti tutti accanto a sè nel momento in cui ufficializza che il capitolo delle polemiche è chiuso. Almeno per lui.

11 assessori in tutto. 6 uomini e 5 donne. Quanto alla sesta, “un passo alla volta”, dice il governatore.

Poco più di un’ora per ridisegnare le postazioni dei veterani e dirsi a quattr’occhi cosa è necessario fare di lì in avanti. Da oggi si riparte con “una straordinaria esperienza di rilancio e non un tirare a campare. L’obiettivo è la fine legislatura: il 2015”.

Ma Vendola pone le condizioni. Nell’agenda, temi come il completamento delle infrastrutture e dei cantieri, la seconda fase della riforma della sanità. Serve una squadra coesa, ha detto il presidente, attiva giorno e notte per fare la guerra alla povertà. “Ma – ha chiarito subito il presidente – serve una squadra di governo coesa, una maggioranza larga, non sottoposta al capriccio del singolo. Senza queste condizioni non ci sarà nè il governo, nè più il presidente Vendola”.

Alla domanda se abbia su di sè la responsabilità di aver perso mesi importanti risponde che “questa è una critica che accetta. La partita nazionale ha portato me, il Consiglio e quindi i pugliesi a vivere in un clima di precarietà”.

Tutti a lavoro, dunque. I veterani Guglielmo Minervini (Politiche GiovaniliPD)  e Lorenzo Nicastro (AmbienteIDV). E i nuovi: Leonardo Di Gioia (BilancioScelta Civica), Giovanni Giannini (Trasporti e Opere PubblichePD), Leo Caroli (LavoroSEL) e Fabrizio Nardoni (AgricolturaPuglia per Vendola). Quest’ultimo, tra l’altro, a capo di un’azienda edile di Massafra che ha vinto appalti finanziati dalla Regione, ha già fatto sapere che entro 24 ore eliminerà il conflitto d’interessi vendendo le sue quote azionarie.

Tutto ciò mentre, a pochi metri, il Partito Democratico ammainava la bandiera di guerra. La direzione regionale ha dato il via libera alla giunta. Basta polemiche, capitolo chiuso. Una resa? No. Dicono. “Ci interessano i programmi”. Ed è lì che rimandano tutto. Se ne parlerà in aula. Si discuterà nel merito. Ma dei rapporti con Vendola se ne discuterà a Roma.

Il segretario Sergio Blasi ha chiesto di ottenere il mandato per organizzare un faccia a faccia tra lui Bersani e Vendola così da sciogliere ogni nodo. Ma la direzione è stata più l’occasione per una resa dei conti interna. A finire al centro del fuoco democratico è stato Michele Emiliano. L’intervento più franco, ma schietto è stato quello di Minervini che non le ha mandate a dire. “E’ in atto un’azione di sgretolamento del PD. Questo avviene delegittimando il segretario. E per porre fine a questo occorre sbarrare la strada a chi ha tenuto trattative personali”. Ovvero Emiliano che, però, nega di aver mai contrattato postazioni in giunta.