Il PD offeso prepara l’offensiva a Vendola

REGIONE TRICOLORE PER UNITA' D'ITALIA

BARI  –    “O lunedì si vara la giunta o si andrà al voto”. Il presidente della Regione Nichi Vendola lancia il suo ultimatum al Partito Democratico. Lo fa dalle colonne de ‘La Gazzetta del Mezzogiorno‘ in una intervista che molti democratici definiscono “uno schiaffo in piena faccia” al partito.

Se poche ore fa la strada che conduce all’equilibrio nel centrosinistra pugliese sembrava in salita, oggi appare davvero una scalata all’ultimo respiro.

Il lavoro degli emissari di pace sembrerebbe finito nelle sabbie mobili delle polemiche.

I rapporti si sono ulteriormente inaspriti e nel Partito Democratico pugliese sono tutti infuriati. Da domani tenteranno di preparare l’offensiva.

Il governatore, infatti, ha chiarito che lunedì è la data dell’insediamento della nuova giunta. Chi rifiuta sarà sostituito e se questo non basterà, si dimetterà. Ma il messaggio è sempre più chiaro: la responsabilità non sarà la sua.

E non basta. L’attacco al segretario Sergio Blasi è frontale. “Ho comunicato preventivamente a Blasi, lunedì scorso, i nomi dei nuovi assessori. Invece di fare appunti e osservazioni ha preferito andare via, sottraendosi al confronto. E in più nell’incontro formale non ha posto una questione di nomi, ma quando poi ci sono stati contatti privati allora ha imposto un solo nome per la sanità Pino Romano”.

Il governatore aggiunge che il consigliere brindisino gode della sua stima ma un nome imposto così, “è inaccettabile”.

E ancora. Di Minervini, il presidente dice di averlo retrocesso alle Politiche giovanili per facilitarlo nell’occuparsi della sua candidatura alle regionali – “troppe auto candidature nel Partito Democratico”, aggiunge -.

Amati, invece, non poteva fare l’assessore perchè impegnato in continue beghe col PD.

Infine, Decaro: dovrebbe sfruttare l’assessorato alle Infrastrutture per far decollare la candidatura a sindaco di Bari.

Ne ha per tutti. E i democratici dopo giorni di silenzio non sembrano più intenzionati a tenere il cece in bocca. Guglielmo Minervini sta preparando una risposta pubblica: “Giochiamo a carte scoperte”, dice. Dalle risposte capirà che decisione prendere, anche se parrebbe sempre più intenzionato a chiudere la carriera assessorile. Romano ringrazia per la stima, ma non si nasconde nel dire che questo sembra solo un modo per fuggire anzitempo dalla Puglia scaricando la responsabilità sul PD. “Vendola non ha la camicia di forza”, aggiunge.

A chiarire però i contorni della candidatura di Pino Romano alla guida della sanità, interviene il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Maniglio. E’ lui che fa notare come in tre anni si siano cambiati tre assessori. Tutti scelti dal governatore. Ed è lui a ricordare che chi è andato in tutte le piazze a difendere un piano di rientro durissimo e operato dal governo regionale è stato sempre il consigliere brindisino. Dunque, la sua candidatura non è nulla di scandaloso è solo il riconoscimento a chi si è fatto carico di oneri e pochi onori.

“Ora serve lo scatto d’orgoglio”, dicono i reggenti democratici. “Occorre che il Partito Democratico non commetta l’errore di sempre. Piegare la schiena in ogni occasione, ci ha portati oggi ad avere offese pubbliche”. L’intenzione è quella di reagire. Ma, dice anche chi non crede più in questo, finirà come sempre. “Che accetteremo ancora una volta tutto per il bene della Puglia”.