Porto Miggiano, l’aborto del parco-boe

Porto Miggiano - S.Cesarea Terme

PORTO MIGGIANO (LE)  –   Un progetto abortito prima di vedere la luce ma in grado, comunque, di creare l’allarme. Perchè legato ad un luogo su cui si incrociano vedute e concezioni del Salento diverse: Porto Miggiano. Al centro, c’è il progetto di gestione di un parco-boe per 150 posti barca e per natanti fino a 15 mt.

Un piccolo porto galleggiante, cioè, con attracchi non a riva ma a largo dell’insenatura.

La notizia è stata diffusa sulla pagina Facebook del Comitato nato a tutela della baia, dopo i lavori, alquanto controversi, relativi alla messa in sicurezza della falesia e all’apertura di resort e piscine sulla punta del costone.

Stavolta, però, la questione non riguarda le ruspe e gli interventi, finiti nel mirino della Procura di Lecce, che su questo ha aperto un fascicolo.

Riguarda, invece, il progetto presentato al Comune di Santa Cesarea, un paio di anni fa, dalla società spezzina ‘Marine Italia’, la stessa a cui è affidato il porto turistico di Ravenna, ma nel Salento, anche il porto di marina di Tricase e di Torre Vado, per complessivi, qui, 500 posti-barca.

Per la baia di Porto Miggiano, dunque, è stata presentata richiesta di concessione demaniale che stando a quanto riportato sul portale on line della società, è ”in corso”.

In verità, spiegano gli Amministratori, quel progetto è naufragato subito. E la conferma arriva anche dal Sindaco di Santa Cesarea, Daniele Cretì. A seguito di quella richiesta, infatti, il Comune ha avviato una procedura aperta per accogliere eventuali manifestazioni di interesse, finalizzate all’allargamento dei posti di approdo. Sono arrivate, però, le barricate da parte delle Cooperative che da circa due decenni hanno le concessioni demaniali su quello stesso specchio d’acqua. Dunque, quella delibera è stata ritirata e a Porto Miggiano la situazione è rimasta quella che è. Almeno in mare.

Commenti

  1. Fede scrive:

    Confido nella magistratura per quello che è avvenuto in terraferma.