Boom di cesarei, la ASL contro il ‘bisturi facile’

Incidenza cesarei sul totale parti - biennio 2011-2012

LECCE   –  Definirlo un semplice ‘boom’ è riduttivo. I tagli cesarei continuano a segnare, in provincia di Lecce, percentuali vertiginose e preoccupanti. Con picchi che riguardano soprattutto le piccole strutture. Ma con sorprese, amare, relative anche ai punti nascita che finora si sono distinti per aver contenuto il ricorso all’intervento chirurgico, la cui incidenza nel 2012, ha ripreso a  lievitare.

Ma anche dove le flessioni sono state registrate si continua a rimanere in alto mare e a intravedere difficilmente l’approdo del 15% voluto dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità e già realizzato in tutti i paesi del nord Europa.

La strigliata ai medici è arrivata giovedì scorso, durante la prima Conferenza dei Primari tenutasi presso la ASL di Lecce. I dati, relativi al 2012, sono eloquenti. E le ripercussioni sono doppie, sulle pazienti in primis e sulla spesa pubblica in secundis.

Il punto nascita in cui meno si è fatto ricorso ai bisturi è quello del ‘Panico’ di Tricase: 35,93%, pure leggermente in aumento rispetto al 2011. E’ lo stesso strano fenomeno che si registra a Copertino, dove si arriva al 39,56%, le uniche due strutture che restano vicine al pure tristissimo 39% italiano, dal 20-25% del nord Italia.

Aumentano il numero dei parti cesarei anche Casarano e Galatina, rispettivamente al 46,09 e 46,51%. Parabola discendente, ma percentuali vistose ancora per il ‘Fazzi’, che si attesta al 44,28%, Gallipoli che sfiora il 51,37% e Scorrano con il 55,81%.

La maglia nera spetta alla  Clinica ‘S.Francesco’ di Galatina, struttura privata accreditata, in cui si continuerà a partorire fino al 30 giugno prossimo: pur con una riduzione rispetto all’anno precedente, il 56,76% dei parti è stato effettuato qui con cesareo. “Nelle strutture piccole l’organizzazione è più elementare e – spiega il Direttore Sanitario della Clinica, Franco Sanapoanche quando le gravidanze non presentano particolari problemi si preferiscono evitare complicanze per ridurre i rischi per il neonato”.

Eppure, ovunque, la gran parte dei parti chirurgici non è stata preceduta da  diagnosi complicanti. E sono questi i casi dubbi su cui si annuncia la stretta. In Conferenza dei Primari, il manager della ASL Aldo Mellone ha annunciato  misure di rafforzamento della partoanalgesia, il parto indolore, soprattutto per le primigravide, ma anche un auditing sui cesarei, per verificarne le ragioni e l’appropriatezza.

Anche perchè le conseguenze sono notevoli, dicevamo. E da un doppio punto di vista. Per le donne, visto che è comunque un pericolo per la salute delle mamme. E che dopo il primo cesareo, tutti gli altri parti per la gestante seguono quella strada obbligata.

Poi, però, c’è anche il risvolto economico e lo spreco di soldi pubblici: il taglio cesareo costa 2.457,72 €, il naturale 1.318,64. Con una differenza quasi del doppio.