L’UDC Puglia si ribella a Casini: “Ora decidiamo noi”

UDC

BARI   –    I partiti pugliesi fibrillano. E’ resa dei conti a tutti i livelli, dal PD all’UDC. I democratici affronteranno martedì il nodo ‘Blasi’. Il segretario regionale ha, infatti, rimesso il suo mandato nelle mani della direzione regionale. E a dare una spinta a questa decisione si sono messi anche i consiglieri regionali Mennea, Amati e Pentassuglia chiedendone il congedo anticipato. Il mandato di Sergio Blasi è comunque in scadenza, ad ottobre infatti maturano i quattro anni previsti dallo statuto. Ma il PD potrebbe decidere di anticiparne il termine proprio per dare un segnale politico dopo il risultato ‘non soddisfacente’ consegnato dalle urne.

Ma alle prese con problemi interni non c’è solo il Partito Democratico. Anche l’UDC punta i piedi e sbatte la porta in faccia ai propri dirigenti nazionali, Casini e Cesa. La presa di distanza dei pugliesi è netta. “L’UDC di Puglia – scrivono – è stata oggetto di esperimenti politici che di fatto si sono tradotti nella inconsistenza nelle istituzioni locali. Adesso però, l’UDC pugliese – continuano gli scudi crociati – chiede a gran voce che il partito nazionale non umili una terra già tanto penalizzata” .

La richiesta è legata anche alla scelta che Lorenzo Cesa non ha ancora fatto in merito al collegio nel quale farsi eleggere in Parlamento. Se optasse per la Puglia, l’UDC regionale non avrebbe alcun pugliese a Roma. E questo non va giù perchè già in passato Buttiglione e lo stesso Cesa sbarrarono la strada agli aspiranti onorevoli pugliesi scegliendo ancora una volta il tacco d’Italia come terra d’elezione. Ma il problema è ben più ampio. L’UDC locale non ne può più di decisioni calate dall’alto.

Fu Casini a sbarrare la strada delle alleanze nelle ultime competizioni. Anche in quelle leccesi, ricordano dal partito. Alle provinciali, alle comunali e alle regionali non fu consentito di allearsi con nessuno e questo ha significato l’esclusione dai governi. “Perchè la verità – ammette più di qualcuno – è che alle regionali, ad esempio, se avessimo scelto autonomamente ci saremmo alleati con il centrosinistra e ora potremmo essere un valore aggiunto alle scelte del governo Vendola”.

Ma Casini non volle, ponendo anche delle pregiudiziali sul governatore che non ammettevano sconti. E i pugliesi non ne possono più. Ora l’UDC Puglia sceglierà da sè come comportarsi. E difatti nel palazzo presidenziale di lungomare Nazario Sauro arrivano segnali di distensione. L’annunciata apertura ai centristi ha portato lo scudo crociato a dirsi disponibile al dialogo, purchè basato sul programma. Da Vendola, però, ad oggi non è arrivata alcuna convocazione. Contrariamente a quanto fatto con i montiani che ha già avuto modo di incontrare e corteggiare.