SCU, scommesse e videopoker: 19 arresti in manette Zeni e Prudentino

Guardia di Finanza

BRINDISI   –    Denaro sporco accumulato da esponenti di spicco della Sacra Corona Unita e riciclato nel gioco d’azzardo, con la regia di Albino Prudentino, il re del contrabbando. Un consistente giro di affari illeciti, basato sulle scommesse online e i videopoker, è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Brindisi che ha arrestato 19 persone e sequestrato beni per 19 milioni di euro.

Il boss ostunese tesseva le fila di investimenti che avvenivano grazie al supporto di prestanome, professionisti e di società compiacenti. Tre quelle finite nel mirino delle Fiamme Gialle: ‘Fast Service Line’ di Ostuni,  ‘Scommettendo’ di Ceglie Messapica e ‘Royal 88’ di Martina Franca.

Diversi i reati contestati ai soggetti arrestati nell’ambito dell’operazione ‘Fast’, di cui 9 in carcere e 10 ai domiciliari: oltre a Prudentino, già detenuto per traffico di droga e fatti di mafia, spicca il nome di Gian Paolo Zeni, ex Presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Brindisi, candidato Sindaco nel 2009, che si trova ai domiciliari con l’accusa di falsità ideologica. In qualità di commercialista, Zeni avrebbe certificato una relazione patrimoniale falsa, scritta per conto dell’Agenzia ‘Fast Service’ dall’Avvocato ostunese, Italo Sgura, anch’egli finito in manette.

Come spiegato dal Procuratore Capo della DDA di Lecce, Cataldo Motta, le indagini avviate nel novembre 2010, hanno fatto emergere il sospetto che le attività economiche delle tre società  fossero condizionate da organizzazioni mafiose.

Prudentino risultava infatti il titolare della ‘Fast Service Line’, attraverso un’intestazione rivelatasi fittizia. Il boss e gli altri arrestati rispondono a vario titolo dei reati di: trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita, con l’aggravante di aver agevolato la SCU, bancarotta fraudolenta ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Diversi i sequestri operati dal nucleo tributario della Guardia di Finanza: nello specifico, i sigilli riguardano  i beni del boss, per un valore di 3,6 milioni euro, tra cui una villa e dei terreni nella ‘città bianca’. Disposto, invece, il sequestro anticipato da 15 milioni per le quote delle società coinvolte.

L’operazione ‘Fast’, fanno notare gli inquirenti, trova un punto di contatto con l’operazione ‘Calipso’ del 2010 e mette ancora una volta in evidenza l’interesse della criminalità organizzata nei confronti del gioco d’azzardo che, annualmente, porta nelle casse dello stato 8 miliardi di euro.