“Aiutiamo bimba malata!”, ma è una truffa. 5 denunce

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TARANTO –  “Signore, un’offerta per una bimba malata che ha bisogno di cure?”. Questa la formula magica, corredata di foto e di descrizione della rara patologia, che un gruppo di persone, collaboratori di un’associazione sulla carta benefica, con sede a Taranto, pronunciavano per abbindolare i passanti.

E sì, perchè la bambina esiste davvero, la malattia pure.

Ma le spese per le cure erano già state abbondantemente coperte dalla famiglia di una 13enne di Ostuni, affetta da una rara Sindrome di Arnold Chiari.

Di più.  La bambina in questione era già stata operata, con successo, a Barcellona.

E così con le accuse a vario titolo, di concorso in truffa, abuso della credulità popolare e possesso ingiustificato di oggetti atti a offendere, finiscono nei guai, denunciate a piede libero dai Carabinieri della Stazione di Villa Castelli, 5 persone di Taranto e provincia, tra cui due donne e una minorenne di 17 anni.

I 5 ‘professionisti della beneficenza’, così ci piace chiamarli, si presentavano appunto come volontari che utilizzando il tradizionale metodo del porta a porta, bussavano alle abitazioni del sud Italia chiedendo contributi economici per aiutare la poveretta.

La ‘sede’ della società era a Taranto, ma i primi accertamenti effettuati in relazione alla locandina plastificata con la scritta “Aiutiamola”, nonché alle matrici del blocchetto delle ricevute, facevano emergere un numero di conto corrente non attivo – risultato chiuso a maggio 2102 – e un codice fiscale inesistente  – da un controllo effettuato telematicamente tramite l’Agenzia delle Entrate -.

Di esistente, però, c’erano i soldi e tanti: 800 € sono stati sequestrati a margine del controllo effettuato dai militari, ma il giro di affari complessivo era davvero notevole.  A ricostruire tutta la vicenda i Carabinieri di Villa Castelli,  che hanno ‘pizzicato’ un 43enne di Torricella, un 26enne di San Giorgio e una 17enne di Taranto, fare la questua in giro per il paese.

Da lì, si è poi arrivati ad individuare due donne di Taranto, di 27 e 36 anni, ritenute le vere organizzatrici della truffa. Le due signore, questa la ricostruzione effettuata dai militari, avevano davvero avvicinato, lo scorso gennaio, i genitori della bambina, residenti ad Ostuni, proponendo loro una raccolta di fondi. Ma i signori avevano gentilmente declinato l’offerta. Così, mentre la bambina volava in Spagna per essere operata e curata, le donne non si sono date per vinte e hanno messo in piedi una vera e propria organizzazione costituita da circa 25 volontari che, per una paga mensile di 300 € al mese più un bonus ‘produzione’, giuravano in lungo e largo per Puglia e Basilicata, armati di locandine e foto scioccanti sulla bambina, raccogliendo le offerte che poi servivano a pagare i dipendenti e a mantenere l’associazione.

Il giro d’affari, secondo una prima stima, ammonterebbe a circa 15.000 € al mese. Ma c’è di più. Nel recente passato, la stessa associazione aveva sposato la causa di un orfanotrofio in India, con le stesse modalità. Come dire: i soldi raccolti non si sono visti, nè ad Ostuni, nè nella terra di Gandhi. Finivano tutti a Taranto, sede dell’associazione poco benefica, ma altamente produttiva. Nota di colore: nel borsello di uno dei volontari in giro per le questue, è stato ritrovato anche un coltello, genere vietato. Finito sotto sequestro, come locandine, foto, blocchetti, ricevute. E 800 € in contanti, versati su un libretto di deposito giudiziale. Chissà che almeno questi soldi, in un modo o nell’altro, non possano essere utilizzati per fare realmente beneficenza. Quella vera.