Nel processo Renda le indagini intralciate dal Messico

Simone Renda

LECCE  –  Ostruzionismo e diffidenza delle autorità e delle istituzioni messicane è stato evidenziato dalla testimonianza della Dirigente della Mobile di Lecce Emma Ivagnes, oggi Vice Questore, ascoltata nel corso del processo
per la morte di Simone Renda, il bancario 34enne leccese trovato morto, dopo 42 ore di completo abbandono, in una cella del carcere di Playa del Carmen.

Sono 8 in tutto gli imputati, accusati di omicidio volontario dalla Procura leccese. Si tratta dei responsabili della Polizia turistica e del Carcere municipale, di 2 guardie carcerarie e del giudice qualificatore di turno.

La Dott.ssa Ivagnes si recò in Messico a svolgere le indagini insieme al PM Angela Rotondano. “Non è stato facile – ha spiegato in udienza – c’era molta diffidenza sia da parte dei titolari dell’albergo che dalle autorità e dagli investigatori del posto”.

La Polizia sarebbe arrivata anche a sottrarre a lei e al magistrato il passaporto. Una situazione che fu però risolta grazie al pronto intervento dell’Ambasciatore italiano.

La diffidenza e la mancanza di comunicazione con le istituzioni del posto è stata confermata anche da Andrea Renda, lo zio della vittima che si recò sul posto appena venne a conoscenza della morte del 34enne.

Nella prossima udienza che si terrà il 18 aprile prossimo, saranno ascoltati i Medici legali Franco Faggiano e Alberto Tortorella che eseguirono l’autopsia sul corpo del giovane, una volta rientrato in Italia.

La famiglia della vittima è assistita dagli Avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto e Fabio Valenti.