Il voto in provincia: perdono tutti, tranne Grillo

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Nel day after, anche in provincia di Lecce, ogni partito sopravvissuto allo ‘tsunami elettorale’ pare uno dei personaggi de ‘Il piccolo lord’: un re senza un popolo che possa dire gli appartenga. Basta fare la spola tra i dati di 5 anni fa e gli attuali per capire che tutti hanno perso.

Ha vinto, davvero, solo il Movimento 5 Stelle.

Frana il terreno sotto ai piedi alla coalizione che nel leccese salirebbe sul podio, il Centrodestra, che al Senato colleziona il 33,70% e alla Camera il 32,66%. Ha lasciato per strada però nel frattempo  12 punti percentuali, senza contare il 2% della Santanchè, quest’anno confluito nella squadra berlusconiana.

È il PDL a perdere più sangue, nonostante rimanga il primo partito: -16,75 punti in media rispetto al 2008, con picchi che nella città capoluogo arrivano al -21,65%. Eppure, si parla oggi di rimonta.

Lo schiaffo in pieno volto, quello più sonoro, lo riceve il PD, alle prese con un vero psicodramma. Nonostante la debacle del PDL, non riesce a vincere, non riesce a calamitare il consenso. Anzi. I democratici perdono tra gli 11,85 e i 13,28 punti percentuali al Senato e alla Camera rispetto al 2008, non riuscendo a sforare il tetto, rispettivamente, del 21,35% e 19,64%.

L’intera coalizione di Centrosinistra si ferma al 21,35% al Senato, al 27,64% alla Camera, con in media un -7,50% rispetto all’epoca veltroniana. Voti che non si trasferiscono per osmosi a SEL.  Le aspettative di Vendola si infrangono al Senato, dove si arresta al 7,44%, e alla Camera, con il 6,84.

 Perde la Sinistra più radicale: Ingroia non va oltre il 2%. Eppure, nel 2008, IDV e Bertinotti insieme sfioravano il 6%.

Disfatta anche in casa UDC. Certo, il Premier uscente Monti è il valore aggiunto nella coalizione, ma i dati scorporati dello scudocrociato sono un’autentica tempesta: oggi, al Senato, la coalizione centrista ha totalizzato il 9,46%, appena uno 0,16% in più rispetto alle preferenza del solitario casini di 5 anni fa. Alla camera solo l’UDC non supera il 2,52%, collezionando -7 punti percentuali.

Emorragia di voti ovunque, dunque. Trasfusioni che vanno dritte dritte a dare nuova linfa alla realtà di Grillo: 23,21% al Senato, dato che lievita al 24,80% alla Camera. Cioè, un quarto dei leccesi ha crociato le 5 Stelle che si afferma come il 2° partito in provincia, dopo il PDL  e davanti al PD, sbaragliando la concorrenza proprio nella città capoluogo dove conquista come partito, la maglia del trionfo con il 25,73%, staccando pure gli azzurri di Alfano, fermi al 25%.

In provincia, roccaforti dei sostenitori di Grillo, Surano e Melendugno, dove si vola al 29%. Certo, non tutte sono terre di sorprese: ci sono gli irremovibili democratici, Patù, Melpignano e Andrano tra gli altri; ci sono gli irrefrenabili pidiellini di Miggiano, Giurdignano e Acquarica; SEL che s’impone a Zollino, Campi e Otranto.

Ma ci sono anche i conigli tirati fuori dal cilindro. Casarano, una volta feudo rosso, è il comune in cui più si dissangua il PD, – 18,68% dall’ultima tornata, a favore dei grillini che raggiungono il 27,70. Idem a Nardò, pure governata dal centrosinistra, e a Gallipoli. Tra i grandi centri, solo Galatina e Tricase non rovesciano, seppure di misura, le proprie anime, facendo evitare la figuraccia al Centrosinistra.