Campi, dal cielo d’amianto al nuovo impianto rifiuti

Campi Salentina

CAMPI SALENTINA (LE)  –     Dell’insegna del Calzaturificio di John Raganelli, l’italo-americano, rimane solo qualche frammento sparso qua e là. Siamo in Contrada ‘Li Falchi’, a Campi Salentina. Tutti qui conoscono la vicenda più che singolare di quello che era il Sansificio ‘Capurro’, aperto nel 1963 dalla ricca famiglia di imprenditori genovesi.

Una parabola di intrecci tra affari e politica, culminata con l’acquisto, quando l’azienda era nel pieno del disagio ambientale ed economico, da parte di Regione Puglia e Comune di Campi.

Era il 1988 e quell’acquisto costò alle casse pubbliche 6 miliardi di lire, di cui 4 sborsati da Bari. Un sacco di soldi per accollarsi altre spese: la bonifica dell’eternit sarebbe costata almeno un miliardo e mezzo di lire. Non se ne fece nulla. Ma il granchio preso allora non è bastato.

Lo stabile venne rivenduto – o svenduto – 10 anni dopo a Raganelli: lo rilevò per appena 50 milioni di lire, promettendo in cambio 1.000 posti di lavoro tra scarpe e tomaie, grazie ai finanziamenti della 488. Ha chiuso un anno dopo. E amen.

A Campi, dopo quasi 15 anni, rimane quel cielo d’amianto, in diversi punti ormai sbriciolato. E quando soffia la tramontana, quel tetto che sovrasta il centro abitato, sulla strada per Taranto, si trasforma in una bomba ecologica. Tutti lo vedono, ma nessuno pare vederlo. Nessun progetto di bonifica, fino ad ora. Chi sperava arrivasse s’è sbagliato.

È sempre qui, infatti, che Mario Montinaro, rappresentante legale della ditta ‘CE.RI.SMA. srl’, con sede in Contrada ‘Burgesi’ a Ugento, società facente parte della galassia ‘Monteco’, ha chiesto di poter realizzare il nuovo impianto di trattamento rifiuti, o meglio, della loro frazione umida, da trattare in digestione aerobica e anaerobica.

Un impianto finalizzato a produrre al contempo energia e compost, il terriccio finale utilizzabile anche come concime. Un impianto che prevede la chiusura del ciclo, dal pre-trattamento fino all’insacchettamento del prodotto finito. Presso la Provincia di Lecce e il Comune di Campi, lo scorso 30 gennaio, è stata depositata copia dello studio di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale del progetto preliminare.

Niente di strano se non fosse che questo progetto è uscito dalla porta e rientrato dalla finestra. Uno molto simile è stato presentato da un’altra società del gruppo, la ‘SGAM’, qualche km più avanti, a ridosso della discarica mai bonificata in Masseria ‘Stabili’, sempre a Campi.

Anche lì impianto di compostaggio, per la lavorazione di 100 tonnellate al giorno di rifiuti. È quello contro cui il Comune di Campi ha levato gli scudi, con le osservazioni negative consegnate nelle mani della Regione, solo qualche settimana fa. La possibilità di presentare le nuove scade il 15 marzo. “Ci manterremo sulla stessa linea di indirizzo – preannuncia il Sindaco Roberto Palasciano -. Diremo il nostro ‘no’, anche se stavolta l’impianto è di potenza leggermente inferiore. Questo territorio ha già dato in termini di impatto ambientale”.