Bersani contro Berlusconi: “Con lui favole e guai giudiziari”

Pier Luigi Bersani

LECCE  –   Il popolo del centrosinistra risponde con la stessa moneta agli avversari che qualche giorno fa hanno accolto con il pienone il loro leader Berlusconi. Il candidato premier Pierluigi Bersani, approda a Lecce, e il benvenuto dei democratici è un cinema ‘Massimo’ pieno di gente, con tanto di cori di incitamento.

E il segretario nazionale del PD ricambia l’affetto parlando per oltre un’ora di ciò che è necessario fare per continuare a dare credibilità all’Italia.

Tirato per la giacchetta da Monti e Berlusconi sul tema delle alleanze ufficiose in vista del post-elezioni, Bersani precisa subito che sulle riforme necessarie “l’invito al dialogo è aperto a tutti, sta poi ai competitors decidere cosa fare”, ma aggiunge, “partendo dalla consapevolezza che la coalizione di centrosinistra è quella che si è presentata al cospetto di 3 milioni e mezzo di elettori delle primarie”.

Dunque Vendola non si tocca, ribadisce ancora una volta Bersani. E va oltre. Se lo vorrà potrà diventare Ministro.

Ma per fare tutto ciò dovrebbe dimettersi, ma su questo il segretario nazionale del PD non vuole esprimersi: “Deciderà lui”, dice lapidario.

Bersani poi entra nel vivo del programma. “E’ stato un anno durissimo ma necessario per ridare credibilità all’Italia”, dice aggiungendo che avrebbe gradito un maggior riconoscimento da parte di Monti, “perchè  se questo è stato possibile, è stato anche grazie al sostegno del PD”.

Ora è il momento di tirare fuori il Paese dalla crisi, ma non promettendo favole o con le facili promesse di Grillo

Ma mettendo in campo una ricetta molto semplice.

Sì alla patrimoniale e alla banda larga, sì alle unioni civili e al riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali e dei figli di immigrati nati in Italia. Mano pesante su corruzione, criminalità, femminicidio e conflitto d’interessi.

“Tutto ciò – ha aggiunto Bersani – dovrà essere potenziato nel Mezzogiorno, perché – ha mandato a dire alla Lega di Maroni dal palco della capitale barocca –  l’Italia è una”.

“Sapete chi è l’avversario –  ha detto alla platea il candidato premier  – o vinciamo noi o vince Berlusconi. La differenza  ha concluso – è che dopo Berlusconi nel PDL  non c’è più nulla, dopo di me ci sarà sempre il PD”.