‘Acque Chiare’, l’appello conferma confisca e pene

'Acque Chiare'

BRINDISI  –  ‘Acque Chiare’, un anno dopo, e in appello il giudizio non cambia. Le oltre 200 villette con annesso un bar, un ristorante un albergo in costruzione restano confiscate. Restano nelle mani dello Stato, restano lontane anni luce dalle aspettative degli acquirenti.

Confermate anche tutte le pene già stabilite nel 1° grado di giudizio.

Lo stabilisce la Corte d’Appello di Lecce che conferma le condanne  per il costruttore Vincenzo Romanazzi e il notaio Bruno Cafaro, 1 anno e 6 mesi,  9 mesi per l’architetto Carlo Cioffi, ex dirigente dell’assessorato all’Urbanistica del Comune di Brindisi e il progettista Severino Orsan.

I giudici hanno, però, accolto la richiesta del PM Antonio Costanini, modificando la pena pecuniaria per Romanazzi e Cafaro, che da 30.000 euro passa a 55.000. 35.000 ciascuno, invece, per Cioffi e Orsan.

Per tutti viene applicata la sospensione condizionale della pena  e la condanna in solido al pagamento dei danni alla Regione Puglia, parte civile, alla quale dovranno essere liquidati 15.000 euro di spese di costituzione e 50.000 euro di provvisionale, con quantificazione rimandata alla sede civile.

Neanche un euro di ammenda, invece, per il Comune di Brindisi che, così come sostenuto dalla difesa dell’ente sin dal primo momento, non deve nulla ai proprietari che lo avevano citato come responsabile civile a fronte di una richiesta di risarcimento di circa 700.000 euro a villetta.

L’ultima speranza per i condannati e soprattutto, per i proprietari degli immobili di Contrada ‘Torre Testa’, in un primo momento ritenuti terzi in buona fede e oggi imputati per concorso in lottizzazione abusiva negoziale, si chiama Cassazione.