Stralciate le accuse a Pagliaro: “E’ la fine di un incubo”

Paolo Pagliaro

LECCE  –   Le accuse a Paolo Pagliaro? Basate su fatti insussistenti, che cioè non hanno retto la prova del dibattimento. La vicenda che coinvolge l’editore di TeleRama è nota: secondo l’accusa, rappresentata dal PM Renato Nitti, TeleRama avrebbe mandato in onda a ripetizione il confronto Fitto-Vendola dell’emittente nazionale LA7, in modo da agevolare la campagna elettorale del governatore di Maglie.

In cambio di questa presunta agevolazione, sempre secondo l’accusa, TeleRama avrebbe ricevuto grazie alle pressioni di Fitto, inserzioni pubblicitarie assegnate dalla SEAP senza regolari procedure.

Cosa rimane, a sentenza avvenuta, di questo impianto accusatorio?

Praticamente nulla, nel senso che sono risultati insussistenti i fatti così come contestati e gli atti sono stati rimessi al Pubblico Ministero per una nuova valutazione. Cioè, durante il processo, si è provato che non è vero che TeleRama abbia mandato in onda a ripetizione il confronto Fitto-Vendola de LA7.

Per la precisione, non l’ha mandato in onda affatto, trasmettendo invece il confronto Fitto-Vendola della stessa TeleRama, moderato da Mauro Giliberti.

Inoltre, le procedure con le quali SEAP deliberò le inserzioni pubblicitarie sull’emittente salentine furono regolari e non diverse da quelle di tutte le altre emittenti pugliesi che sottoscrissero anch’esse nello stesso periodo contratti pubblicitari con SEAP.  

L’importo del contratto tra SEAP e TeleRama era  di 5.700 euro, di importo quindi sensibilmente inferiore alla maggior parte delle altre 12 emittenti televisive pugliesi.

Le accuse della Procura di Bari, in sintesi, non hanno trovato riscontro nell’istruttoria dibattimentale, tanto vero che le accuse non sono state riqualificate dal tribunale, come pure è successo ad altri imputati del processo ‘La Fiorita’.

La posizione di Pagliaro, invece, è stata stralciata e gli atti sono stati rinviati al Pubblico Ministero: in sostanza perché i fatti emersi nel dibattimento sono diversi da quelli rappresentati dal PM, che a questo punto ha astrattamente due strade possibili: quella di formulare nuove accuse, diverse da quelle già andate a dibattimento, oppure di chiedere l’archiviazione completa.

Insomma, sta di fatto che Pagliaro festeggia: “Finalmente è finito un incubo – dice – la mia posizione è stata stralciata, sono cadute le accuse che mi erano state rivolte dai PM. Una soddisfazione personale che però – sottolinea Pagliaro – non cancella l’amarezza per la condanna di Raffaele Fitto ed ancor di più, per come la giustizia sia utilizzata per finalità politiche”.

Una posizione comprensibile, quella del candidato alla Camera per i Moderati In Rivoluzione, che si è ritrovato nella campagna elettorale del 2013 con accuse pendenti da circa 8 anni, per fatti risalenti al 2005.