La moglie di Vantaggiato sceglie il silenzio

Tribunale di Brindisi

BRINDISI –  Capo chino, nessuna voglia di parlare né, tantomeno, di farsi immortalare da flash e telecamere. Tanto che il Presidente della Corte d’Assisi di Brindisi, Domenico Cucchiara, ha dovuto chiedere a Giuseppina Marchello, moglie del 68enne di Copertino Giovanni Vantaggiato, di scoprire il volto nascosto da sciarpa e cappello.

La quinta udienza del processo a carico dello stragista reo confesso è iniziato così, tra la richiesta dei Giudici e un “per favore” sussurrato dalla donna, in evidente imbarazzo, che alla fine si è comunque fatta identificare.

Subito dopo, la Marchello si è avvalsa della facoltà di non rispondere garantita dallo status di moglie dell’indagato. Quindi si è alzata e da sola, così come era arrivata, è andata via.

Un atto dovuto, quello della presentazione, ma sarà difficile rivedere la moglie di ‘Vanni’ nuovamente in aula. Davanti alla Corte, chiamati a testimoniare dall’accusa, anche Francesca Pietrafitta, che assieme al teste Antonio Lioce si trovava in auto nei pressi del piazzale della scuola attorno all’1,30 del 19 maggio.

La donna è stata chiamata a contribuire all’identificazione del misterioso uomo che, la notte tra il 18 e il 19 maggio, fu notato mentre spostava un cassonetto davanti all’ingresso della ‘Morvillo Falcone’.

Secondo la teste, la figura non è compatibile con la fisionomia di Vantaggiato. E pertanto resta ancora aperto il mistero sulla presenza o meno di un complice.

In aula anche Aurora Radeglia, un’altra delle ragazze ferite dall’esplosione dell’ordigno. “E da quel giorno – ha detto la povera giovane al Giudice – io non dormo più”.

Nel ricordo di una tragedia che, udienza dopo udienza, torna alla memoria in tutte le sue più drammatiche sfaccettature.