Veleni a Torre Veneri? Blitz del NOE nel Poligono

carabinieri del Noe

FRIGOLE (LE)  –  Ora, su Torre Veneri si fa sul serio. Nel Poligono di Frigole, in mattinata, sono arrivati i  Carabinieri del NOE, su delega ricevuta dal Sostituto Procuratore Elsa Valeria Mignone, che ha in mano il fascicolo relativo all’area  militare.

Sotto la lente il disciplinare per la tutela ambientale e la bonifica, quello che contiene il decalogo a cui è necessario attenersi ma di cui, secondo i senatori della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’Uranio impoverito, ci sarebbe stata “una scarsa osservanza”.

Acquisita formalmente anche la relazione conclusiva della Commissione, depositata in Senato lo scorso 9 gennaio.

Richiesta, inoltre, la documentazione relativa alle munizioni utilizzate durante le esercitazioni a fuoco.

È su questo fronte che, d’altronde, erano state riscontrate le lacune maggiori, visto che i parlamentari non erano riusciti ad ottenere tutte le schede tecniche e storiografiche, pure richieste agli uffici del Ministero della Difesa, ma non pervenute, relative ai colpi completi di alcuni lotti  di armi.

Tra questi, il tanto discusso  lotto ‘IMI 1-1-1985’proiettili acquistati dalla ditta ‘Israel Military Industries’ a metà anni ‘80, utilizzati dal nostro contingente impegnato in Somalia nel ’93 e al centro di tre interrogazioni parlamentari, tra il 2001 e il 2003, perchè sospettati di contenere materiale pericoloso.

Dopo l’esposto, integrato due volte, presentato a maggio scorso dall’Associazione ‘Lecce Bene Comune’, dunque, il fascicolo d’indagine promette di arricchirsi.

Il nodo da sciogliere non è semplice: provare, cioè, che l’attività militare all’interno del Poligono abbia comportato un inquinamento ambientale, non necessariamente da Uranio impoverito.

L’area maggiormente incriminata è la fascia costiera prospiciente Torre Veneri, area interessata dai lanci di munizioni e,a quanto è dato sapere, mai bonificata. Pare scontato trovare lì un fondale di bossoli e altri armamenti. Ma il punto è capire di che tipo. E se hanno recato danno. E, infine, ma andando già oltre, se questo presunto inquinamento abbia avuto conseguenze non solo sui militari che lì prestano e hanno prestato servizio, ma anche sui residenti della zona. Si è solo agli inizi e le indagini sono ancora nella loro fase embrionale. Il primo passo, però, è stato fatto. E non è poco.