Figlio conteso in Casa-famiglia, il padre ricorre alla Corte europea

Tribunale dei Minori

TUTURANO (BR)  –  La casa famiglia come luogo “ideale e neutrale”, in attesa degli accertamenti sulle accuse di maltrattamento.  Un’altra pagina dolorosa per uno dei bambini contesi della provincia di Brindisi, in seguito alla decisione presa  dal Tribunale dei Minori di Taranto.

Sentenza alla quale si oppone con fermezza Francesco Cellie, padre separato che da anni lotta per la tutela del figlio di 10 anni.

Eppure, il suo bambino sarà allontanato dall’abitazione di Tuturano e trasferito in una Casa-famiglia, provvedimento già stabilito da tempo e sul quale i Giudici sono intervenuti nuovamente, rigettando l’ennesima istanza di revoca presentata dall’Avvocato Lorenzo Iacobbi, che assiste papà Francesco.

Questo dovrebbe consentire al Consulente nominato dal Tribunale di accertare la veridicità delle accuse di maltrattamento che il bambino avanzò tempo fa nei confronti della famiglia paterna.

Il legale ha ricevuto la notifica della sentenza, proprio in queste ore, ma Francesco non getta la spugna, prepara il ricorso e in una lettera sfoga la sua rabbia e la sua disperazione nei confronti di una giustizia che vuole dividerlo dal figlio.

“A cosa servirà rinchiudere mio figlio in una Casa-famiglia  6 mesi dopo la denuncia dei maltrattamenti oggetto di perizia? – si legge nella lettera -. Cosa  si aspettano di ottenere Giudici e Consulente ? Sperano di ‘sterilizzare’ mio figlio da ogni eventuale condizionamento subito nell’arco di 6 mesi? È un essere umano, mio figlio, un bambino, non un reperto da chiudere in laboratorio. L’avvocato Iacobbi – conclude Cellie – si appellerà inoltre alle Corte di giustizia europea, in nome della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo che impone ai Giudici di tenere in considerazione le volontà espresse dai minori”.

Il bambino, in effetti, è stato ascoltato già tre volte, manifestando in ogni occasione il desiderio di stare con il padre. Ma, forse, questo alla legge non basta.

Intanto, Francesco va avanti per la sua strada: proprio come quando a Natale quando  iniziò lo sciopero della fame per difendere i diritti dei bambini e dei padri separati.

Commenti

  1. GEmma scrive:

    Leggendo resto basita.
    Vorrei sottolineare che se fosse successo il contrario, cioè presunti maltrattamenti da parte del padre, il bambino sarebbe stato “collocato” presso la madre e non in comunità.