‘Omfesa’, operai dal Vescovo: “Non sappiamo a che santo votarci”

protesta omfesa

LECCE  –  Sarà che non sanno più a che santo votarsi. Sta di fatto che l’ultima spiaggia degli operai ‘Omfesa’ sembra essere l’Arcivescovo di Lecce, dopo che una settimana esatta fa, i lavoratori hanno chiamato ancora una volta in causa il Procuratore Capo di Lecce Cataldo Motta.

Ora è a Monsignor D’Ambrosio che si sono rivolti gli operai dell’azienda metalmeccanica di Trepuzzi, oggi in cassa integrazione totale, senza prospettive di reimpiego al di fuori della stessa azienda e con la spada di Damocle del concordato preventivo.

L’Arcivescovo di Lecce, d’altronde, aveva già chiesto soluzioni per quella complicata vertenza lo scorso anno,  durante il ‘Discorso alla città’ in occasione della festa dei Santi Patroni di Lecce del 2012.

E forse anche memori di quel discorso, i lavoratori sono tornati sul sagrato del Duomo e una loro delegazione ha incontrato in Episcopio l’Arcivescovo D’Ambrosio e il Vicario generale, Monsignor Fernando Filograna.

Gli operai hanno evidenziato come tutti gli accordi nei numerosi tavoli istituzionali non siano stati rispettati – spiega una nota della Curia di Lecce – in molti vantano a tutt’oggi diverse mensilità, contributi di TFR e sussidi di cassa integrazione.

Senza dimenticare la situazione paradossale secondo cui all’azienda non mancano le commesse di Trenitalia, atte a garantire sufficienti livelli occupazionali. 

Da parte sua l’Arcivescovo D’Ambrosio ha fatto quanto era in suo potere: cioè ha rinnovato la solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie, ha assicurato che si farà portavoce presso le Istituzioni di ogni ordine e grado, perché vengano riconosciuti i diritti maturati dai lavoratori e per essi si trovi una soluzione.

Una soluzione che, vista la situazione attuale e la storia infinita dell’azienda di Trepuzzi, avrebbe oggi del miracoloso.

Ma se è un miracolo che cercano, gli operai ‘Omfesa’ hanno scelto di bussare alla porta giusta.