Ricatti dal datore di lavoro intascava metà degli stipendi, arrestato

Giovanni Scialpi

MASSAFRA (TA)  –  Sono andati insieme in banca, dipendente e datore di lavoro a cambiare gli assegni di due stipendi. E dopo il cambio, il versamento di buona parte del compenso finiva nelle tasche del capo. Il tutto però è avvenuto sotto gli occhi dei Finanzieri che, grazie alla denuncia della vittima, hanno smascherato il trucchetto e arrestato in flagranza di reato il disonesto datore di lavoro.

Ad essere accusato di estorsione aggravata e continuata è il Direttore del punto vendita Oviesse di Massafra e Martina Franca, Luigi Scialpi, di 50 anni.

Una coraggiosa dipendete ha chiesto aiuto agli uomini della Guardia di Finanza e l’arresto è arrivato nel giro di poche ore. Dopo che i militari avessero accertato il suo racconto, raccogliendo anche altre testimonianze e la documentazione nell’ufficio dell’uomo.

Scialpi, stando a quanto accertato dalle Fiamme Gialle, faceva firmare al momento dell’assunzione lettere di licenziamento in bianco che diventavano nelle sue mani un vero e proprio strumento di ricatto. Lettere che sfoderava ogni qual volte ci fosse da rinnovare un contratto – perchè di rapporti a tempo determinato si trattava – e sempre ed esclusivamente alle sue condizioni. Addirittura faceva la cresta al momento del licenziamento.

Chi perdeva il lavoro, in  pratica, doveva pagare una quota, in cambio del rinnovo. Al momento del pagamento degli stipendi il 50enne accompagnava i suoi dipendenti in banca, versava con loro gli assegni, e seduta stante intascava fino al 50% dei compensi. Al momento dell’arresto, in particolare, erano stati cambiati due assegni il cui ammontare è stato così spartito: 3.330 euro al datore di lavoro e mille alla donna.

Un meccanismo generalizzato per tutti i dipendenti. 8 su 16 persone assunte quelle finite nelle grinfie dell’uomo accusato di estorsione. E quando il 50enne è stato beccato proprio mentre riscuoteva il denaro, ha tentato di giustificarsi affermando che tra lui e la dipendente c’era stato un prestito e che in quel modo stavano semplicemente saldando.

Una versione però naturalmente non confermata, nè da documenti, nè da testimonianze. E dopo, al rumore delle manette ha commentato perfino di essere attonito per l’imbarazzante situazione. Ma il datore di lavoro approfittatore e  senza scrupoli sta riflettendo ora sulle sue azioni al fresco, in carcere.

E questo grazie al lavoro degli uomini dei baschi verdi agli ordini del Capitano Giuseppe Di Noi.  Un’operazione descritta anche dal Comandante Giuseppe Dell’Anna e dal Colonnello Salvatore Paiano che si è soffermato sull’importanza e il coraggio di denunciare i soprusi.