Le imprese svegliano i politici: “Norme d’emergenza o l’economia muore”

Presidente De Castris

LECCE  –  Le imprese di Lecce hanno perso la pazienza: sarà che moltissima ne hanno impiegata in confronti, tavoli, convegni e passerelle per raccontare e sentirsi raccontare ricette spesso uguali a se stesse: internazionalizzazione, ricerca, investimenti, qualificazione.

Parole, spesso nient’altro che questo: e intanto la crisi ha letteralmente desertificato la struttura industriale del Salento, la cassa integrazione è esplosa, il pil leccese – secondo i dati Unioncamere – è arretrata di almeno il 5% nell’ultimo anno, le imprese muoiono e vengono sostituite nelle statistiche da fragili partite iva.

Le ricette, insomma, sono rimaste al livello verbale: e allora ecco che le imprese di Lecce hanno perso la pazienza. E firmano un appello rivolto anche alla politica, ma senza chiedere confronti e interlocuzioni ormai già abbondantemente avvenute.

Quello che serve alle aziende è soprattutto una terapia d’urto: meno spese inutili da una parte ma soprattutto meno tasse per le imprese, l’occupazione e i consumi, prima che l’economia salentina ma non solo, venga definitivamente distrutta.

Il manifesto di Confindustria Lecce non è solo per la politica: si chiede un patto sociale che coinvolga le banche, i sindacati, le stesse imprese nei rapporti reciproci. L’imprenditoria è un pezzo tra i più importanti della classe dirigente salentina: anche da qui, dunque deve venire l’idea di un modello di sviluppo. A stare alla lettera del manifesto – che chiede infrastrutture, opere pubbliche, disgelo del patto di stabilità, processi autorizzativi più veloci – sembrerebbe uno sviluppo più basato sul cemento che sul paesaggio. Ma le imprese giurano che così non è e che in medio stat virtus.

Ora – recita un passaggio chiave del manifesto di Confindustria – sia la politica a rispondere nel merito alle esigenze dei cittadini e delle imprese, abbandonando assurde derive patinate. Il documento usa proprio questa espressione, assurde derive patinate, per dire a meno di tre settimane dal voto politico, che servono meno lustrini e più concretezza.