Aragoste al Sindaco per favorire il boss? E’ bufera

carcere lecce

LECCE   –    Aragoste in cambio di favori, richieste di voto, vecchi omicidi irrisolti. Sono tante le dichiarazioni che nelle scorse ore il pentito – a cui non è mai stato riconosciuto lo status di collaboratore di giustizia – Giuseppe Barba ha fatto nel corso dell’udienza che si è svolta nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, nel corso del processo per l’omicidio di Nino Bomba.

Udienza poi interrotta e rinviata al prossimo 14 marzo per permettere ai legali che costituiscono il collegio difensivo di acquisire i verbali dei precedenti interrogatori di Barba.

Il pentito, assistito dall’Avv. Paola Scialpi, ha sostenuto che l’ex Sindaco di Gallipoli Flavio Fasano, tra il 2006 e il 2007, in quanto legale di Padovano, si fosse adoperato personalmente, arrivando ad omaggiare con una cassa di aragoste il Sindaco di Spoleto, dove il boss si trovava in regime di semilibertà, per favorirlo a trovare un lavoro.

“Tutto falso” sostiene la difesa di Fasano, rappresentata dagli Avvocati Luigi e Roberto Rella. Nessun dono e nessun lavoro per il Comune. Padovano, infatti, avrebbe prestato servizio presso una cooperativa che lavorava per la Croce Verde.

Inoltre, Padovano avrebbe chiesto nello stesso periodo a Barba di votare Fasano che, all’epoca, era candidato Sindaco di Gallipoli contro l’Onorevole Vincenzo Barba. Dichiarazioni discordanti rispetto a quelle che lo stesso Barba ha sostenuto nel corso di un precedente processo in cui, invece, il favorito del boss sarebbe stato Emanuele Piccinno, poi eletto Consigliere nel partito di Barba.

E ancora il pentito ha parlato di un omicidio, l’esecuzione di Francois Greco, che risale ad oltre 20 anni fa. Un delitto rimasto irrisolto. Ha indicato come esecutori materiali: Rosario Padovano, il cugino Francesco Padovano – ad oggi incensurato – Luigi Gatto – un caso di lupara bianca che risale ad almeno 15 anni fa – e Michele Scarcella detto ‘Michelaccio’.

Barba ha raccontato, infine, di come Rosario Padovano  avesse iniziato a pianificare l’omicidio del fratello nel 2007.

Motivo per cui avrebbe fatto svolgere un sopralluogo a Gallipoli ad un gruppo di calabresi. Progetto andato in fumo in parte anche per l’opposizione dello stesso Barba, convinto del fatto che per ammazzare Nino Bomba sarebbero state necessarie più armi.

“Niente può andare storto”, avrebbe detto a Rosario Padovano, “se non muore lui, qui moriamo tutti”.