Processo Vantaggiato, strage ‘Morvillo’ programmata due anni prima

attentato brindisi

BRINDISI  –  Lo stragista della ‘Morvillo Falcone’ pianificò la sua vendetta contro la giustizia due anni prima. Giovanni Vantaggiato progettò l’attentato nel 2010, anno in cui acquistò i telecomandi per pilotare  l’ordigno esplosivo.

Un particolare riferito in aula dal titolare della ‘Digi Elettronica’ di Corigliano d’Otranto e dal suo socio.

Giorgio Malagnino incontrò in due occasioni l’imprenditore di Copertino, tra febbraio e marzo 2010, dopo un primo contatto telefonico: “Mi chiese alcuni kit per l’attivazione a distanza di un sistema di irrigazione –  racconta Malagnino al PM – . Ne acquistò due durante il primo incontro e altri due, un paio di settimane dopo. Appena 30 € per telecomando e ricevitore”.

Inoltre, stando alle parole del teste, Vantaggiato non si sarebbe mai presentato con nome e cognome, ma avrebbe semplicemente detto di essere leccese. Solo dopo l’arresto del reo confesso, il tecnico riconobbe il suo cliente da una foto in Questura.

Appare  più nebulosa, invece, la testimonianza del socio, Demetrio Vizzi, che cade in contraddizione rispetto a quanto dichiarato negli uffici della Squadra Mobile di Brindisi, l’11 giugno 2012, in merito ai contatti con Vantaggiato.

Poi è la volta di Giovanni Chiriatti, per 12 anni alle dipendenze della ‘Marchello Carburanti’, l’impresa della famiglia Vantaggiato. “Venerdì 18 maggio – spiega il teste – il mio capo mi disse che il giorno dopo non avrei lavorato, perchè c’era poco da fare. Vantaggiato era un tipo taciturno – aggiunge Chiriatti –  per me era insospettabile”.

Ma i racconti più toccanti sono quelle delle sopravvissute alla strage, ferite nel corpo e nell’anima. Non vogliono  telecamere Vanessa e Veronica Capodieci, che con le loro testimonianze riportano al giorno dell’attentato, agli attimi tremendi dell’esplosione. Nella quarta udienza del processo a Giovanni Vantaggiato, nuovamente assente, le due sorelle raccontano quanto accaduto il 19 maggio: l’arrivo a scuola, l’incontro con Selena, Melissa e Sabrina.

“Una volta scesa dal pullman – ricorda Veronica – la più grave tra i feriti, stavo per varcare il cancello, ad un tratto sono caduta per terra; mia sorella  era pochi passi dietro di me. E’ esploso tutto, ho pensato che fosse un sogno e che mi sarei svegliata”.

L’incubo in realtà non è ancora finito: la 17enne, dopo lunghi mesi trascorsi in ospedale, le ustioni e l’amputazione di due dita della mano sinistra, dovrà sottoporsi ad altri interventi.