In tribunale la lotta fra braccianti e caporali

Masseria Boncuri

LECCE   –  Cercano giustizia, troveranno la legge.  La lotta tra reali braccianti e presunti caporali si trasferisce in un’aula di tribunale e sarà lungo il processo ‘Sabr’, che si è aperto a Lecce e mette di fronte, anche fisicamente, i braccianti extracomunitari che accusano i caporali stranieri e gli imprenditori italiani di averli sfruttati e schiavizzati e gli stessi caporali, gli stessi imprenditori che si difenderanno punto per punto dalle accuse – sostenute dal Pubblico Ministero Elsa Valeria Mignone –.

È un processo importante anche perchè per la prima volta in Italia si va a processo per il reato di caporalato, introdotto nell’ordinamento in quella calda estate del 2011 nella quale si verificò lo sciopero dei bracciati nella Masseria Boncuri di Nardò, capitanati da Yvan Sagnet, che oggi è un dirigente della FLAI CGIL.

Ed era presente anche lui nell’aula del processo che è partito e vede già le prime scintille sulle costituzioni di parte civile: perchè nulla questio sulla costituzione di Yvan come di dieci altri lavoratori. Nulla quaestio sulla costituzione di CGIL e FLAI-CGIL, nonchè di ‘Finisterre’, l’associazione che gestiva Masseria Boncuri.

Nessuna costituzione, ovviamente, per il Comune di Nardò, la cui decisione di non comparire in aula ha provocato polemiche feroci. Ma è sulla costituzione della Regione Puglia  – rappresentata dall’Avvocato Anna Grazia Maraschio -che si è verificato lo scontro, perchè il nutrito Collegio difensivo degli imputati – a partire da Angelo Pallara, che difende il principale imputato, ovvero l’imprenditore neretino Pantaleo Latino – riteneva che, visti i reati in ballo, non ci fosse un interesse giuridico dell’amministrazione regionale a costituirsi parte civile.

Una questione che sarà esaminata dal Giudice Roberto Tanisi, che presiede l’assise e che ha fissato al 7 marzo la prossima udienza, nuova tappa di un processo che si preannuncia lungo e dal quale i lavoratori si attendono giustizia.

Queste le accuse, più volte rimbalzate sui mezzi di comunicazione, che ora hanno un’aula di tribunale per essere discusse ed eventualmente dimostrate.