Veleni nell’ex Micorosa il TAR ‘assolve’ Enichem

area Micorosa

LECCE   –   Inquinamento nell’area Micorosa, il TAR di Lecce assolve l’Enichem e con una sentenza che ha un retrogusto di beffa giudiziaria stabilisce che a bonificare l’area contaminata dovrà essere la società che subentrò alla Montecatini nella proprietà della zona.

Ovvero la Micorosa srl, oggi sotto curatela fallimentare.

Quindi, di fatto, nessuno: o meglio lo Stato, che dovrebbe sborsare milioni e milioni di euro per risanare un inquinamento causato da un’azienda privata e per il quale ha già speso, in via emergenziale, 700.000 € di fatto a fondo perduto.

Breve riassunto delle puntate precedenti: per trent’anni Montecatini prima, Montedison poi, Enimont ancora dopo ha svolto la sua produzione nel polo chimico di Brindisi. Dove finivano i velenosi fanghi di lavorazione del ciclo di produzione? In un’area di 50 ettari posta nella zona industriale di Brindisi, nel quale per decenni avvennero gli sversamenti dell’idrossido di calcio.

Un’area dei veleni diventata una patata bollente, di cui l’allora Montedison si disfa nel 1992, cedendola ad una srl, la Micorosa, che aveva l’idea imprenditoriale di trasformare quei fanghi di lavorazione in calce idrata. Un’idea innovativa, per l’epoca: un problema che diventa una risorsa, trasformando una zona inquinata in un sito produttivo. Peccato che l’idea imprenditoriale non funziona: il cerino rimane acceso in mano alla Micorosa.

Ma tutto tace, fino al 2001, quando il Comune di Brindisi ordina a tutte e due le società, Montedison intanto diventata Enichem, e Micorosa, di bonificare l’area. Un intervento che vale milioni e milioni di euro: di fronte all’inerzia delle due società, è lo stesso Comune di Brindisi a provvedere, anticipando 700.000 € che verranno poi rifuse dal Ministero dell’Ambiente.

Su quei fondi già spesi nel passato e su quelli da spendere nel futuro si giocava la partita davanti al TAR di Lecce. In sostanza Enichem che nel frattempo ha cambiato ancora nome, diventando Syndial spa, ha impugnato l’atto del Comune sostenuto che la bonifica non era sua competenza.

E il TAR di Lecce, 12 anni dopo, ha dato ragione a Enichem: da un lato i Giudici amministrativi hanno ribadito il noto principio per cui chi inquina paga e che, quindi, in punta di diritto gli attuali proprietari delle aree non hanno responsabilità nella bonifica.

Ma poi scrivono che al momento dell’emanazione dell’atto impugnato  – cioè il 27 giugno 2001 – la ricorrente non era più proprietaria del sito in esame, avendola trasferita alla Micorosa srl. Per tali ragioni si legge nella sentenza del TAR – nessun tipo di obbligo grava sull’Enichem, mentre l’onere della bonifica sussiste unicamente nei confronti dell’attuale proprietario del bene.

Cioè della Micorosa srl che però, nel frattempo, è fallita. Con la conseguenza che l’area industriale di Brindisi affonda ancora nei veleni. E la bonifica? Se mai ci sarà, la pagherà lo Stato. Ovvero, tutti noi.