Da vittima a carnefice, Dora sequestrata e frustata dal suo amante

Dora Buongiorno

LECCE  –  Solo pianti, solo lacrime. Nessuna confessione, anzi, nessuna parola. Solo l’emergere di un rapporto uomo-donna fatto di soprusi e violenze. Dora Buongiorno, la presunta assassina di Damiano De Fazio, l’uomo arso vivo nella notte di Sa.Stefano, si è avvalsa della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di convalida svolto in mattinata presso il carcere di Lecce.

Il Giudice delle Indagini Preliminari Giuseppe Licci, al termine del breve confronto, si è quindi riservato di decidere sulla convalida o meno dell’arresto. Questo perchè il quadro indiziario a carico della 53enne di Carovigno è ancora traballante.

Nelle mani degli inquirenti, una ricetta di tranquillanti, teoricamente utilizzata per sedare l’uomo prima dell’omicidio e una discrepanza nelle versioni raccontate agli inquirenti dalla stessa indagata e dalla figlia 18enne di lei che avrebbe negato di essere stata con la madre, mentre accompagnava De Fazio a Mesagne.

Il movente del presunto omicidio, invece, sarebbe quello della vendetta. A supportare tale ipotesi, le testimonianza raccolte dal Pubblico Ministero Luca Buccheri, capace di tracciare un quadro agghiacciante del legame di sottomissione tra Damiano De Fazio e Dora Buongiorno.

L’agricoltore 51enne sarebbe stato descritto come un aguzzino che per circa tre lustri, avrebbe costretto la compagna, da cui aveva anche avuto un figlio, ad una lunga serie di soprusi e violenze.

Una per tutte. Nel settembre 2011, questo è quanto raccolto dagli inquirenti, Dora confessò al compagno di aver incontrato un altro uomo, che ricambiava il suo affetto. Per questo, aveva chiesto di essere liberata e di poter rifarsi una vita. De Fazio, accecato dalla gelosia verso quello che, evidentemente, considerava solo un oggetto, avrebbe sequestrato la donna per poi portarla in campagna, denudarla e legarla ad un albero con una corda. Qui, Dora sarebbe stata frustata fino a perdere i sensi. Quindi, cosparsa di benzina.

Secondo le testimonianze raccolte dalla Procura, De Fazio avrebbe minacciato di dare fuoco alla donna che implorando pietà, sarebbe stata riaccompagnata a casa. Lì, dopo qualche ora, era stata quindi ritrovata dalla figlia, allora minorenne, in una pozza di sangue e mezza nuda. La ragazza si sarebbe anche recata presso la Caserma dei Carabinieri di Carovigno per chiedere aiuto, ma la madre evidentemente terrorizzata, non ha mai sporto denuncia.

Secondo il legale di Dora, l’Avvocato Roberto Cavalera, a carico della donna, accusata di omicidio volontario, non risultano gravi indizi di colpevolezza tali da richiedere l’esigenza della custodia cautelare in carcere. Ciò che risulta prepotentemente è, invece, la figura di una presunta assassina, per anni vittima di un aguzzino. E la morte di De Fazio, a questo punto, è solo un tassello di un puzzle macchiato di sangue ancora difficile da decifrare.