Convalida per il sequestro del tesoro Padovano

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LECCE  –  Arriva la convalida del Tribunale di Lecce per il sequestro dei beni riconducibili al clan Padovano di Gallipoli, un tesoro da 3 milioni di euro, accumulato con attività mafiose: beni mobili e immobili tra cui la pescheria ‘Il paradiso del mare’, sulla strada che porta a S.Maria al Bagno, il luogo  dove fu ucciso il boss Salvatore Padovano nel settembre del 2008.

E poi esercizi commerciali, società, immobili, poderi, conti correnti bancari riconducibili alla frangia gallipolina della scu.

 I Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce ed i Carabinieri del R.O.S., hanno notificato ai diretti interessati e ai loro legali il “decreto di convalida e parziale restituzione” emesso dal Tribunale di Lecce.

Il sequestro era già stato operato in via d’urgenza il 20 dicembre scorso e aveva riguardato i beni riconducibili  a Nino Bomba, defunto,  e al fratello Rosario, mandante dell’assassinio, agli eredi diretti, a  Giorgio Pianoforte, cugino e prestanome dei Padovano, e a Cosimo Cavalera, entrambi detenuti come sodali del clan.

Ai beni sequestrati a dicembre si aggiunge oggi la somma di  ben 155.000 € in contanti sequestrata durante una perquisizione in una casa della famiglia Pianoforte.  Era nascosta in un cassetto, pronta  probabilmente, per essere depositata su un conto bancario.

Così come era avvenuto, solo il giorno prima, con altri 110.000 €, anche questi sequestrati. Un versamento cospicuo che ha insospettito i responsabili dell’istituto di credito. Da qui è scattata la segnalazione alle forze dell’ordine e poi la successiva perquisizione.

In tutto 265.000 € accumulati chissà come, una somma  proibitiva per le persone comuni, pronta per essere fatta sparire e che ora finisce invece, nelle mani della giustizia.

Il sequestro e la convalida di oggi arriva dopo una lunga attività d’indagine congiunta tra Finanza  e R.O.S. che si concluse all’epoca con le operazioni ‘Galatea’ e ‘Canasta’.

La prima portò in carcere gli autori dell’omicidio Padovano, la seconda fece luce sugli interessi della criminalità organizzata sulle aste giudiziarie e coinvolse  imprenditori ed esponenti politici.