Mega sansificio di Veglie, ricomincia la telenovela

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VEGLIE (LE)  –  Rispunta come l’Araba Fenice. Il progetto del mega sansificio di Veglie, infatti, risorge dalla ceneri in cui l’avevano ricondotto prima il TAR e poi il Consiglio di Stato. E torna l’allarme tra i Comuni del ‘Parco del Negramaro’.

E’ di questi giorni la notifica agli enti locali interessati di un nuovo ricorso presentato dal ‘Consorzio Agrario Salento Agricolo’ al Consiglio di Stato, per chiedere che venga ‘revocata’ la precedente decisione.

Il massimo organo di giustizia amministrativa, infatti, aveva dichiarato inammissibile l’appello contro la sentenza del TAR di Lecce. Il quale, a sua volta, aveva rigettato l’impugnativa del provvedimento di diniego  del Comune di Veglie.

Insomma, via Rubichi aveva avallato il ‘no’ del Comune ad utilizzare il vecchio stabile come sansificio che avrebbe dovuto diventare il terzo più grande d’Europa, con la lavorazione di 13.000 quintali di sansa al giorno da trasformare in nocciolino.

Progetto che non era riuscito a sfondare neppure il muro del Consiglio di Stato, espressosi il 20 giugno scorso. Ora, è dai Magistrati di Palazzo Spada che si ritorna, per contestare “una omessa considerazione, in occasione del precedente giudizio, di una formale censura riguardante la violazione del principio di libertà d’impresa  sancito dalla Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea”. Dunque, la controversia si sposta a Lussemburgo, presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea che dovrà sciogliere il nodo se la sansa sia qualificabile come prodotto agricolo.

“In pratica – spiega l’Avv. Pietro Quinto, difensore del Comune il Consorzio che dichiara di rappresentare 8.000 produttori agricoli e come tale di essere un imprenditore agricolo e non un operatore industriale, ritiene che la trasformazione della sansa in combustibile (nocciolino) faccia parte della filiera agricola e come tale, l’impianto produttivo di trasformazione che in realtà brucerebbe biomasse, nel cuore delle Terre del Negroamaro, è stata alla base del diniego amministrativo. 

Si contesta – continua  Quinto – che un Consorzio costituito da aziende olearie di natura eminentemente industriali, possa assumere la qualifica di imprenditore agricolo. Anche perchè il Consiglio di Stato ha già qualificato il processo di trasformazione della sansa in nocciolino come attività “non strettamente connessa con la trasformazione di prodotti agricoli””.

È per questo che le Amministrazioni di Veglie, S.Pancrazio, Porto Cesareo, S.Donaci, Salice Salentino, le Associazioni dei produttori della zona e ‘Italia Nostra’ si preparano adesso a  resistere al nuovo ricorso.