Evasione sventata: la regia di un latitante brindisino?

Giuseppe Giordano

LECCE  –  È uno dei più grossi latitanti attualmente in circolazione, ricercato dallo scorso novembre, da quando cioè  poco prima prima della sentenza definitiva della Cassazione per omicidio si è reso irreperibile.

Si tratta di Giuseppe Giordano,  detto ‘Aiace’, di S.Pietro Vernotico.

Potrebbe esserci lui dietro la progettata evasione del suo conterraneo Raffaele Martena, scoperta nei giorni scorsi e sventata dalla DDA di Lecce.

Giordano, uomo di punta del clan Buccarella, è di S.Pietro Vernotico come Martena.

Inevitabile il collegamento tra i due  alla luce delle indagini sul progetto di fuga da Borgo S.Nicola scoperto grazie all’intercettazione delle missive sequestrate in carcere nella cella del detenuto e poi decodificate grazie al rinvenimento del codice. Lettere simili sono state trovate anche in casa della moglie di Martena e di una famiglia di pregiudicati della provincia brindisina. Martena avrebbe dovuto fingere un malore, per poi essere trasferito in ambulanza in ospedale. Durante il tragitto ci sarebbe stato l’assalto al mezzo medico.

Giordano, braccio destro di Vito Di Emidio,  è uno dei tre killer di Santino Vantaggiato, boss della scu ucciso in diretta telefonica a Bar, in Montenegro. Sarebbe dovuto tornare in carcere per scontare la condanna a 30 anni dopo una sentenza del 19 ottobre scorso proprio per quei fatti.

Fu un omicidio che la Polizia seguì in diretta telefonica ascoltando dal cellulare di Vito Di Emidio, intercettato, due spari,  una raffica di mitraglietta e poi le urla della vittima che implorava i killer  di non ucciderlo. Era il 16 settembre del ’98. Secondo gli inquirenti all’omicidio parteciparono, oltre Di Emidio, Lorenzo De Giorgi e  appunto, l’attuale latitante Giuseppe Giordano.

L’uomo non avrebbe quindi mai perso i contatti con la malavita organizzata brindisina tenendo le fila, da chissà dove, del gruppo sul quale poteva fare maggiore affidamento. Raffaele Martena  ne farebbe parte attiva. Sarebbe dovuto evadere per ricompattare il gruppo brindisino, ma anche quello leccese e tornare ad operare attivamente sul territorio.

Una cosa è certa: per preparare l’agguato c’era bisogno di armi. Ecco perchè l’indagine si incrocia ora con il sequestro avvenuto qualche giorno fa a Valona di un arsenale nelle mani di un insospettabile geometra brindisino arrestato: era in attesa del traghetto per tornare in Italia. Nel suo bagaglio sono state trovate 30 granate , 12  Kalashnikov, caricatori e munizioni.

A cura di Mariella Costantini