Il GIP non sblocca l’acciaio nuovo ricorso dell’Ilva

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TARANTO –  Mossa e contromossa. Come in una partita a scacchi. Ilva e Procura nell’arco di un’ora avanzano le proprie posizioni nelle delicata e controversa vicenda giudiziaria che ha al centro il siderurgico. Da una parte il GIP di Taranto, Patrizia Todisco lascia l’acciaio sotto sequestro.

Lo fa sospendendo il giudizio in merito all’istanza di dissequestro presentata dagli avvocati dell’azienda e rinviando alla Corte Costituzionale, la legge 231 – ribattezzata ‘salva Ilva’ – che autorizza lo sblocco dei prodotti e la prosecuzione dell’attività della fabbrica la situazione resta immutata.

A stretto giro la contromossa dell’Ilva: che rilancia con una nuova istanza di dissequestro alla Procura, con la quale accetta formalmente il vincolo di destinazione degli incassi.

Il Presidente dell’Ilva Bruno Ferrante  ha presentato alla Procura della Repubblica un’istanza con cui chiede la revoca del provvedimento di sequestro preventivo disposto in data 22 novembre 2012, con l’impegno di destinare le somme ricavate dalla commercializzazione del prodotto sequestrato alle opere di ambientalizzazione previste dall’AIA, alla remunerazione delle maestranze e a quanto altro necessario per la sopravvivenza dell’azienda.

Il Garante nominato dal Governo per l’attuazione dell’AIA – sottolinea l’Ilva – avrà a disposizione i più ampi poteri per verificare il rispetto degli impegni da parte dell’azienda.

Una mossa, quella dell’azienda sollecitata dal Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, che ora può riaprire la partita. La tensione in fabbrica sale di nuovo, anche se nessuno, realisticamente si attendeva un verdetto diverso del GIP. Ora bisognerà attendere la risposta della Procura. L’evoluzione dei fatti a questo punto, porterebbe ad escludere l’ipotesi che il Governo intervenga con un nuovo decreto legge.