Nastro allagato a Cerano, ecco cosa rischia ENEL

Centrale ENEL - Cerano

BRINDISI  –   ENEL rischia grosso. Rischia, cioè, non solo il blocco della Centrale di Cerano, se entro 10 giorni non provvederà al ripristino del nastro trasportatore allagato. “Potrebbe anche perdere la certificazione EMAS, perchè il comportamento che ha tenuto è inspiegabile, singolare, da azienda a conduzione familiare”.

A dirlo è il Direttore di ARPA Puglia, Giorgio Assennato, che annuncia che nelle prossime ore scriverà all’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che “ad ENEL ha già rilasciato l’Autorizzazione Integrata ambientale. bisogna capire – continua Assennato – come si concilia quello che è accaduto con la registrazione EMAS di cui gode ENEL, riconoscimento pubblico che ne conferma la qualità ambientale e garantisce l’attendibilità delle informazioni relative alla sua performance ambientale”.

Assennato ci va giù pesante. Dopo i sopralluoghi nella notte di venerdì e nella mattina di sabato, l’ARPA è pronta a inviare i due verbali alle autorità competenti. E questo nell’attesa che il PM Iolanda Daniela Chimienti, ieri sul posto assieme ai tecnici dell’Agenzia Regionale e ai Carabinieri del NOE, valuti un possibile sequestro. Al Pubblico Ministero, Assennato ha dato disponibilità per l’analisi di eventuali campioni, “laddove necessari, anche se l’evidenza dei fatti è nelle cose”, spiega il numero uno dell’ARPA.

Dopo il nubifragio del 15 gennaio scorso, a tracimare è stato il canale accanto, il fiume grande che esondando ha sommerso anche la trincea attraverso la quale viene trasportato il carbone che alimenta la ‘Federico II’, 2.640 megawatt, che forniscono il 5% di tutta l’elettricità italiana.

L’anomalia è in quello che sarebbe avvenuto dopo, oggetto dell’esposto depositato in Procura da un agricoltore, proprietario di uno terreni circostanti la Centrale. ENEL infatti avrebbe disposto lo svuotamento della trincea attraverso l’impiego di idrovore, lavori eseguiti da aziende dell’indotto, tra cui la ‘Ecologica srl’ di Brindisi . “Avrebbe rigettato nel fiume reale l’acqua prelevata dal nastro trasportatore, dove però è entrata in contatto con le polveri di carbone, rimanendone contaminata, anche perchè la trincea non è a tenuta stagna.

Insomma – spiega ancora Assennato – così sono state restituite al canale acque che così hanno assunto caratteristiche ben diverse da quelle iniziali, prima di arrivare a sfociare nel porto”.

La possibile contaminazione avrebbe dovuto imporre ad ENEL la richiesta di autorizzazioni che invece non ci sono state, prima di iniziare i lavori che sono andati avanti per almeno tre giorni fino allo stop di sabato.

È attesa per le prossime ore, dunque, la presentazione del piano industriale che servirà a pianificare il corretto smaltimento delle acque e per elaborare il quale ENEL ha fatto arrivare qui i suoi ingegneri romani.

Nel frattempo indicazioni più precise potrebbero arrivare dalla Magistratura brindisina.