Sbancamento selvaggio, Torcito sotto sequestro

Torcito

CANNOLE (LE) –  Un’immagine vale più di mille parole. E le foto scattate nei giorni scorsi da alcuni ciclisti nel Parco di Torcito, a Cannole, hanno messo in moto la macchina della giustizia. Il click immortalava la scena di lavori definiti ‘discutibili’ dagli ambientalisti che già sul web si erano indignati per lo sbancamento selvaggio di una collina.

L’esposto alle autorità competenti non ha tardato ad arrivare e a seguire, lo stop ai lavori imposto dai Carabinieri della Compagnia di Maglie ed il conseguente sequestro della zona.

Ma facciamo un passo indietro per ricostruire la storia, almeno quella recente, del Parco, proprietà della Provincia di Lecce, passato sotto la gestione di una società barese, la ‘Intini Source’.

Lo scorso 17 dicembre la stessa si aggiudicò la gara indetta dall’ente provinciale. Oggetto dell’appalto era la concessione di lavori pubblici finalizzati alla valorizzazione delle potenzialità turistiche della Masseria.

Siamo in agro di Cannole, in una delle bomboniere ambientali del territorio salentino, contenitore di eventi e spettacoli, fiore all’occhiello dell’entroterra locale. Il Parco che si estende per oltre 200 ettari, è ricoperto per la maggior parte della sua estensione da un bosco e da una pineta di ingente valore paesaggistico.

Tuttavia, i lavori avviati dalle ruspe non sembra abbiano tenuto conto di questo piccolo, ma importante dettaglio.

Il sopralluogo, effettuato da Carabinieri e Forestale ha confermato i sospetti e le segnalazioni pervenute nei giorni scorsi da parte degli ambientalisti.

In realtà, esiste un progetto per i lavori di ampliamento e rifacimento del Parco che sulla carta, rispetterebbe tutti i vincoli paesaggistici a cui lo stesso è sottoposto. Progetto, peraltro, approvato dall’Unione dei Comuni idruntini, ovvero Cannole, Bagnolo del Salento, Cursi e Palmariggi.

La discrepanza fra quanto scritto nero su bianco e quanto invece, messo in opera, sembra essere piuttosto evidente: come per esempio le tre piste forestali da 5.600 metri quadri e l’area sbancata e poi spianata per 2.000 mq, realizzata attraverso la distruzione della roccia affiorante l’estirpazione di vegetazione, il tutto in difformità rispetto alla concessione edilizia rilasciata.

Inevitabile il sequestro dell’area, la denuncia a piede libero nei confronti di due ingegneri baresi di 52 e 72 anni, responsabili di violazione paesaggistica e deturpamento del patrimonio naturale.

Un apposito fascicolo è stato aperto in Procura. L’inchiesta passerà nelle prossime ore nelle competenze del pool ambientale della Procura di Lecce, coordinato dal Sostituto Procuratore Ennio Cillo.