Legge elettorale e rimpasto, la Regione rischia il tilt

Regione Puglia

BARI  –  Fra meno di un mese e mezzo si conoscerà il nome di chi guiderà il nuovo governo nazionale. Parlamentari, ministri, annessi e connessi. Ed è l’unica certezza per i pugliesi. Almeno sino ad oggi. Perché come avverrà il reset nella Regione Puglia nessuno lo sa.

I due eventi, come è noto, sono strettamente collegati.

Metà della giunta regionale passerà con ogni probabilità ad occupare uno scranno romano, ma un minuto dopo  a congedarsi sarà il governatore Nichi Vendola. Come e quando rassegnerà le dimissioni non è dato saperlo. Da par suo Vendola fa sapere di voler attendere l’ultimo momento utile che dovrebbe essere maggio con l’appuntamento della rendicontazione dei fondi europei. Ma il suo entourage appare scettico. “Non riuscirà a reggere il doppio incarico così a lungo, le dimissioni arriveranno per marzo”.

Ma che si dimetta a maggio o a marzo, i suoi assessori – e tutti di peso – dovranno riconsegnare la delega subito dopo le elezioni. E rimpiazzare certe cariche non sarà affatto facile. A cominciare dalla vicepresidenza, dall’assessorato allo sviluppo economico continuando con il bilancio, sono postazioni troppo pesanti per essere rette da una nomina di facciata che mandi avanti la giostra fino a nuove elezioni.

Servirebbe, come accaduto in passato, almeno un periodo di affiancamento per rodare e poter guidare in modo meno inesperto possibile una fase in cui le opposizioni non si faranno mancare il gusto di attaccare una preda indebolita dal momento. Potrebbe essere per questi motivi che Vendola possa essere indotto a scegliere altri tecnici alla guida degli assessorati nella fase transitoria. Gli uomini ‘ombra’ che già da ora reggono la struttura lavorando fianco a fianco con gli assessori in carica.

Ma l’argomento non è ancora nell’agenda del governatore. I suoi fedelissimi giurano di non aver mai sentito nulla in proposito. Qualcuno che sollecita il problema c’è, ma l’argomento viene rinviato.

E non è l’unico, perché se la scelta del vicepresidente e degli assessori che reggeranno la Regione in una fase che si presenta per la prima volta da che esiste l’ente di via Capruzzi è a discrezione del governatore, alcune riforme essenziali per non ingolfare del tutto la macchina non solo sono di certo. E un argomento scotta più degli altri ed è la modifica alla legge elettorale.

Il taglio a 50 dei consiglieri impone di rivedere tutto e questo sarà un grosso problema perché il tempo stringe e gli interessi dei piccoli partiti e dei grossi sono totalmente opposti, come anche quelli delle donne che spingono per la legge 50 e 50. La campagna elettorale nazionale, lo scacchiere delle alleanze, lasceranno lo strascico anche nelle trattative tra i partiti che potrebbero riversare tutte in quella sede le tensioni accumulate in questi ultimi due mesi.

Come quelle lasciate dalle primarie di SEL. Il gelo che immobilizza i rapporti tra il presidente del Consiglio e della giunta è un intoppo che rischia di creare il crash in un momento in cui occorre imprimere l’accelerata. Ma per ora pare che le due più alte cariche della Regione, non si parlino.