Ilva, ore di attesa per il ricorso

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TARANTO  –  Da oggi i Giudici del Tribunale dell’Appello entreranno nel merito sul caso Ilva e in particolare, dovranno decidere se dissequestrare o meno coils e lamiere, come chiede l’azienda perché lo prevede la legge, oppure sollevare l’eccezione di costituzionalità e quindi non sbloccare nulla come invece chiede la Procura.

In 6 mesi di scontro giudiziario, quello che si apre oggi è forse uno dei passaggi più delicati.

All’indomani del varo del decreto legge n. 231 del 3 dicembre scorso, non ci fu problema affinchè l’azienda a fronte di norme che prevedevano la continuità produttiva per effettuare i necessari investimenti di risanamento ambientale, rientrasse in possesso degli impianti pur mantenendo il sequestro. Non così, invece, per lo sblocco di un milione e 700.000 tonnellate fra coils e lamiere, valore commerciale un miliardo di euro, dove i Giudici sinora hanno sempre detto no.

Prima rigettando le istanze dell’azienda – ancora nei giorni scorsi lo hanno fatto i PM – e poi articolando la loro iniziativa attraverso il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato alla Corte Costituzionale e chiedendo al GIP e al Tribunale dell’Appello di sollevare l’eccezione di costituzionalità sulla legge di conversione (n. 234 del 24 dicembre scorso).

Al Tribunale dell’Appello, la Procura contesta alla radice la legge e afferma che autorizzare l’Ilva a produrre significa far proseguire “le emissioni nocive incontrollate” e vietare ai custodi nominati a luglio col primo sequestro “di individuare ulteriori criticità idonee ad imporre misure aggiuntive e diverse rispetto a quelle previste dall’AIA”. E quindi, per la Procura, o si dichiara l’incostituzionalità della legge e si confermano i custodi nei loro compiti, oppure si autorizza di fatto la facoltà d’uso degli impianti sequestrati.

Su coils e lamiere, invece, i PM contestano la retroattività delle norme e marcano che semilavorati e prodotti finiti sono stati fabbricati con acciaio che l’Ilva non poteva produrre proprio perché aveva gli impianti sequestrati senza facoltà d’uso.

Ma poichè l’Ilva dice che queste merci, tenendole bloccate a lungo, si deteriorano e che quel miliardo di euro è fondamentale alla liquidità dell’azienda, potrebbe anche farsi strada l’ipotesi di una specie di vendita diretta da parte della Procura che poi congelerebbe le somme ricavate in attesa di vedere come va a finire davanti alla Consulta.