Colpi a raffica e violenze, arrestati 11 ventenni

Cataldo Motta

LECCE – Da  Carpignano Salentino a Muro Leccese da  Spongano  a  Collepasso sino a  Scorrano, questo  l’itinerario geografico segnato dalla  banda armata che dal mese di agosto del 2011 sino all’aprile del 2012 ha seminato il panico tra uffici postali, tabaccherie e supermercati con rapine violente che a volte si lasciavano dietro  anche dei feriti.

Un vero sodalizio criminale composto da 11 persone, ragazzi di non più di 25 anni, tutti di Ruffano, amici da sempre cresciuti insieme con la passione della violenza, alimentata dalle sequenze del film ‘The town’ da cui prende il nome l’operazione dei Carabinieri di Maglie: pellicola che racconta le gesta di una   feroce banda di rapinatori di banche che i membri del gruppo, in particolare il capo, Giuseppe Stasi , 23 anni, cercava di emulare.

Spietati, durante i colpi, capaci di ferire anche senza motivo i clienti. A Spongano con un calcio del fucile avevano spaccato la mandibola al figlio dell’ex Sindaco  Salvatore Scarciglia.

In manette dopo indagini lunghe e complesse, sono finiti Giuseppe Stasi e il fratello Martino, Mario Daniele Marra, Antonio Rollo, William Vito Gravante, Alberto Vincenti, Giuseppe Castelluzzo, Marco Sabato e Carlo Chiarillo. 5 di loro, tra cui il leader Giuseppe Stasi, erano già in carcere, arrestati in flagranza dopo il colpo nell’ufficio postale di Carpignano salentino, il 2 aprile scorso.

Le intercettazioni in carcere sono state utilissime agli inquirenti per ricostruire l’intero organigramma della banda, i colpi messi a segno e il modus operandi. Parlava Stasi, commentava gli articoli di giornale, si faceva beffa del sistema giudiziario: “Una rapina in più, una in meno – diceva – non mi cambia la condanna – e si dimostrava contento della sua nuova posizione di detenuto – qui posso stringere nuove alleanze e farmi nuovi amici”.

Le rapine che sono imputate al gruppo sono almeno 5: a quella nell’Ufficio Postale di Carpignano, dalla quale sono partite le indagini, seguono quella nel  Supermercato ‘DOK’ di Spongano,  nella Tabaccheria ‘Sticchi’ di Scorrano, nella Tabaccheria ‘Mangia’ di Collepasso e nel Supermercato ‘Carrefour’ di Muro Leccese.

Armata sino ai denti, la banda entrava in azione negli orari di punta, solitamente in 3, incappucciati. Dopo la fuga a bordo di un’auto rubata raggiungevano un luogo prefissato e poi si dileguavano su un’auto pulita. 

I proventi delle rapine venivano reinvestiti nell’acquisto di droga: cocaina e marijuana da affidare ai complici per lo spaccio. Guadagni facili per garantirsi un alto tenore di vita che consentiva loro di partire a divertirsi per destinazioni lontane oltreoceano, in Thailandia ad esempio, con tanto  di  foto postate  su  Facebook con ragazze  del posto.

La rapina  che costò l’arresto a Stasi e ai suoi, non scese proprio giù ai capi: dalle intercettazioni emerge la volontà di farla pagare al Direttore dell’Ufficio Postale, colpevole di essersi insospettito e di aver allertato in tempo le forze dell’ordine. Il gruppo promette ritorsioni pesanti nei suoi confronti.  Sempre in quell’occasione Stasi, nascosto in un casolare abbandonato poco prima dell’arresto commenta: “Avevo il fucile in mano, se mi  fossi  trovato davanti i Carabinieri, gli avrei sparato”.

Una sorta di nucleo malavitoso nato e cresciuto a Ruffano, dove la banda si incontrava anche alla luce del sole per pianificare gli assalti. Un sodalizio per il quale il GIP Casciaro, su richiesta del Procuratore Cataldo Motta e del PM Miglietta, che hanno coordinato le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Maglie al comando del Maggiore Azzolini e del Tenente Giusti ha riconosciuto l’associazione a delinquere.

Oltre agli arrestati, ci sono 13 indagati. 

Singolare il modo con il quale cercavano di crearsi un alibi durante le rapine. Giuseppe Stasi lo spiega al fratello e al padre: durante i colpi lascia il telefonino a casa programmandolo per l’invio di due messaggi che sarebbero dovuti partire a distanza di 5 minuti uno dall’altro verso l’utenza della sua fidanzata, sarebbe così risultato l’aggancio alla cella di Ruffano, mentre lui era chissà dove, a terrorizzare qualcuno.

 A cura di Mariella Costantini