Da Trepuzzi una misteriosa cordata per rilevare l’Omfesa

Omfesa

TREPUZZI (LE)  –  Una cordata di imprenditori locali – e che per ora vogliono riservare l’anonimato – sarebbe pronta a rilevare l’Omfesa, l’azienda di Trepuzzi al centro di un’estate di fuoco e sull’orlo del tracollo, dopo l’indisponibilità di 3 banche su 5 a concederle credito.

Un respiro dopo l’asfissia e una novità che riaccende le flebili speranze ad un passo dalla formalizzazione di 85 licenziamenti.

Nelle scorse ore, un’avvocatessa si è presentata negli uffici di Ennio De Leo, per annunciare un’offerta d’acquisto definita dallo stesso Amministratore “strana e inusuale”, proprio per le modalità in cui è stata proposta. “Ha detto di agire in nome e per conto di alcuni  acquirenti interessati alle Officine Meccaniche Ferroviarie del Salento”, racconta  De Leo.

Gente del posto, ma  che per il momento non vuole uscire allo scoperto. “È ovvio che se ci sono imprenditori  interessati a subentrare, sono i benvenuti – continua – ma io non posso trattare con chi vuole rimanere anonimo. Intendo ovviamente prima conoscere il loro nome, cognome e indirizzo  e la loro capacità economica”.

Un identikit per adesso pare azzardato. Di certo però, pare che un contatto per interposta persona la cordata lo abbia già avanzato con le organizzazioni sindacali. Si va avanti però con i piedi di piombo, perchè il timore è di rimanere con l’amaro in bocca e un pugno di mosche in mano un’altra volta, dopo le aleatorie proposte delle Ferrovie croate, più volte annunciate e mai concretizzate.

Certo è che se stavolta l’offerta fosse seria, potrebbe incidere e non poco sulle sorti dell’azienda, da più parti definita come “l’animale morente”.

L’Omfesa, infatti, è alle prese con un piano di concordato con continuazione, che per i prossimi mesi prevede uno stop di fatto delle attività, in vista di una progressiva ripresa.

Le tappe prevedono il recupero delle gare d’appalto che nel frattempo sono state risolte, l’incasso delle somme bloccate da Trenitalia e l’apertura delle linee di credito da parte  delle due banche rimaste disponibili, BPP e Monte dei Paschi.

Tutto questo, però, ha conseguenze fortissime sui dipendenti. È previsto per mercoledì pomeriggio l’incontro in Provincia per avviare le  procedure di mobilità. L’idea della cassa integrazione non è per niente in calendario.

Ad oggi, infatti, l’azienda ritiene che non sia possibile sostenere le spese per la CIG, perchè questa avrebbe un costo annuo pari a 6-7.000 € per ogni lavoratore, mezzo milione complessivamente. In futuro, se ripresa ci sarà, si procederà con il riassorbimento di quegli stessi operai dalle liste di mobilità, ma per il momento si procede con gli 85 licenziamenti,

A meno che…  a meno che appunto, un intervento di terzi fattibile non possa scongiurare i licenziamenti, trasformando il concordato in un accordo di ristrutturazione.