Debiti elettorali, il PD fa ‘protestare’ i suoi 12 garanti

sede PD a Lecce

LECCE –  C’è chi è andato a comprare l’automobile e ha visto tornare indietro il rivenditore: “Mi spiace, ma lei è un cattivo pagatore: niente finanziamento”. C’è chi voleva acquistare un’attrezzatura per lo studio professionale e si è visto recapitare una lettera di rifiuto: “Mi spiace, ma lei è un cattivo pagatore: niente finanziamento”.

C’è chi ha impegnato la casa come ha raccontato nella conferenza stampa di fine mandato, Teresa Bellanova e c’è chi ha firmato garanzie in bianco: tutti si sono ritrovati con la segnalazione alla Centrale rischi, la cosiddetta CRIF.

Niente di strano: succede a centinaia e migliaia di cittadini ogni giorno in Italia, se non fosse che in questo caso a finire segnalati sono 12 fra i più potenti esponenti del Partito Democratico leccese.

Qualificati come cattivi pagatori, attenzione, non per loro responsabilità diretta, non perchè non abbiano pagato rate di mutui o onorato cambiali, ma semplicemente per aver garantito con la propria firma i debiti elettorali contratti dalla federazione leccese del Partito Democratico.

Più precisamente, per pagare la campagna elettorale delle Provinciali del 2009, quelle che videro contrapposti Loredana Capone per il Centrosinistra e Antonio Gabellone per il Centrodestra. Quest’ultimo prevalse di circa mezzo punto, ma la Capone ce la mise tutta per vincere e il PD con lei, anche dal punto di vista finanziario: 350.000 euro, tanto costò quella campagna elettorale.

Un mega debito che venne ripianato così: 150.000 euro vennero pagati subito dal PD della provincia di Lecce ai fornitori. Sui restanti 200.000 euro, il PD contrasse un mutuo con una Banca del territorio, un mutuo garantito dai maggiorenti dell’epoca del PD.

Quindi, oltre al Tesoriere Fernando Carlà, dai Parlamentari Alberto Maritati e Teresa Bellanova. Poi dagli Assessori regionali e Consiglieri in via Capruzzi dell’epoca, ovvero Sandro Frisullo, Antonio Maniglio, Enzo Russo e Giuseppe Taurino, oltre che dalla stessa Loredana Capone. Poi dai Sindaci di Galatina, Sandra Antonica, e di Casarano, Remigio Venuti. Quindi da un professionista di sicura solvibilità come l’Avvocato Federico Massa.

Erano loro i 12 garanti del prestito da 200.000 euro che doveva essere ripianato dal partito provinciale con 24 rate mensili da 8.000 euro.

Il tutto da esaurire in 2 anni, anche grazie a un contributo straordinario, 1.000 euro al mese che gli eletti a Bari e a Roma si impegnavano a versare oltre i 1.200 euro canonici stabiliti dal partito.

Solo che proprio alcuni degli esponenti regionali incominciarono ad arretrarsi con i pagamenti al partito, il PD a sua volta incominciò ad arretrarsi con i pagamenti all’Istituto di credito ed è andata a finire che alcune rate del mutuo non sono state onorate.

Le regole bancarie, in casi come questi, sono ferree: i garanti, tutti, vengono segnalati alla Centrale rischi come cattivi pagatori.

Una segnalazione che pesa quando si va a chiedere un finanziamento, di qualsiasi natura. Come nel caso dell’acquisto dell’automobile o dell’attrezzatura per lo studio professionale che alcuni dei 12 garanti si sarebbero visti rifiutare, se non avessero prodotto una relazione scritta e firmata dal Tesoriere del PD leccese che spiegava la vicenda e quindi assicurava al rivenditore che la responsabilità del non pagamento delle rate era del partito e non del garante, che se mai si era accollato i debiti del partito.

Ma così si spiega anche meglio la sfuriata di qualche giorno fa di Teresa Bellanova: non solo lei ha pagato ogni mese i contributi al PD, come l’altro Parlamentare, Maritati, e a differenza di qualche esponente regionale.

Ma in più ha messo a garanzia la sua casa e si è vista segnalata come cattiva pagatrice. Il tutto per una campagna elettorale, quella delle Provinciali 2009, che vide candidata Loredana Capone e che il Centrosinistra perse. Un rospo che evidentemente era rimasto in gola e che la Deputata ha sputato fuori nella sua conferenza stampa che ha trasformato il rendiconto in resa dei conti, tutto giocato in casa PD.