Processo a Frisullo: il giorno della verità

Sandro Frisullo

BARI  –   “Io ho il dovere di difendere la mia storia personale e politica. Questo è l’unico tesoro che ho accumulato in tutti questi anni: il mio onore politico e la reputazione pubblica”. Le parole di Sandro Frisullo risuonano nell’aula del Tribunale di Bari, nella quale di lì a poco arriverà la decisione sulla sorte giudiziaria dell’ex vice presidente della Regione Puglia.

Arriva a decisione alla Vigilia di Natale il processo all’ex uomo forte del PD pugliese, ma anche al suo grande accusatore, l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e all’ex primario di Neurochirurgia del ‘Vito Fazzi’ di Lecce, Antonio Montinaro.

Stamani, dopo aver ascoltato le spontanee dichiarazioni di Frisullo, il GUP di Bari Alessandra Piliego, dinanzi al quale si celebra il processo con rito abbreviato, si è ritirato in Camera di Consiglio.

Durante il suo intervento in aula, Frisullo ha ripercorso le tappe di quello che ha definito un ‘incubo’ giudiziario cominciato con l’arresto in carcere nel marzo 2010, e ha respinto ogni accusa.

“Nella mia non breve attività politica ed istituzionale – ha detto l’ex braccio destro di Nichi Vendolanon ho mai preso denaro per favorire qualcuno”. Ha quindi affermato che il suo onore è stato “infangato e calpestato, gettato nel tritacarne con un’accusa che non lasciava scampo: aver intascato tangenti”. Al Giudice ha infine chiesto “un atto di riparazione a questa ingiustizia e anche un atto di riparazione per la stessa giustizia”.

Per Frisullo, la Procura di Bari ha chiesto la condanna a 6 anni di reclusione. Chiesti 4 anni di reclusione per Tarantini e 2 anni e 8 mesi per Montinaro. Nessuna richiesta di riti alternativi dagli altri due imputati, Claudio Tarantini, fratello di Gianpaolo, e Vincenzo Valente, ex Direttore amministrativo dell’ASL di Lecce. Per loro il GUP deciderà sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dai PM Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia.

Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione, abuso d’ufficio, turbativa d’asta e millantato credito. Secondo le indagini, basate soprattutto sulle intercettazioni e sulle dichiarazioni rese durante alcuni interrogatori da Gianpaolo Tarantini, Frisullo avrebbe ricevuto dall’imprenditore barese escort e denaro in cambio di vantaggi per le sue società nell’aggiudicazione di appalti presso la ASL di Lecce. I fatti contestati si riferiscono agli anni 2007-2009.

“Nella mia non breve attività politica ed istituzionale – ha detto ancora Frisullo al Giudice – non ho mai preso denaro per favorire qualcuno. Io – ha sottolineato – sono sempre stato dall’altra parte della barricata: ho combattuto da politico e da uomo delle Istituzioni, collaborando lealmente con la Magistratura e le forze dell’ordine, l’illegalità, la criminalità organizzata, l’affarismo e il mercimonio delle Istituzioni. Per questo respingo con tutte le mie forze la raffigurazione deformata che si fa della mia personalità, dal ‘buco della serratura’ delle dichiarazioni di Gianpaolo Tarantini, tratteggiandomi come un delinquente che ha approfittato del suo ruolo pubblico per le proprie convenienze e a fini di arricchimento personale”.

Di lì a pochissimo la decisione. Che non scriverà solo una pagina della cronaca giudiziaria del Tribunale di Bari, ma anche un pezzo della storia politica di tutta la Puglia.