Esperimento a Borgo S.Nicola: celle aperte ai detenuti

carcere lecce

LECCE –  Una sperimentazione che sa di novità assoluta non solo per Lecce ma per tutte le Case Circondariali del sud Italia. Il 2013 porta a Borgo S.Nicola le  ‘celle aperte’, che consentiranno la libera circolazione dei detenuti almeno nelle sezioni.

Realtà già consolidata a Bollate, nel ‘carcere-quartiere’ alla periferia di Milano, modello per eccellenza per tutti gli altri.

Si inizierà con l’aprire le sbarre in alcune delle sezioni, ma l’ipotesi di estendere l’esperimento a tutte è tutt’altro che remota. Un modo per “consentire di rendere più dignitoso il concetto di pena e di responsabilizzare chi sta dentro, anche in vista di una vita fuori”. L’annuncio ufficiale è arrivato dal Direttore Antonio Fullone, durante il convegno organizzato dall’Associazione ‘Nessuno tocchi Caino’ proprio lì, nel cuore del penitenziario.

“Devi aver fortuna anche su dove ti destinano”, dice una donna reclusa da 8 anni nella sezione di alta sicurezza.

E’ dentro questa realtà, di fronte agli occhi dei detenuti, che l’Associazione radicale ha voluto portare la discussione sull’amnistia, provvedimento che estinguerebbe alcuni reati, consentendo di svuotare almeno un po’ le celle sovraffollate fino a lasciare ad ognuno uno spazio non più grande di una bara.

E’ affidata alla voce di un detenuto del reparto definitivi, la domanda più netta. “Siamo dei morti viventi – dice-. Saremmo rieducati davvero solo con lavoro ed istruzione”. Qui si fa quel che si può. Sono 300 i reclusi che seguono le lezioni scolastiche o che prestano servizio nella cooperativa interna.

“Questo carcere va aiutato e non buttato via con l’acqua sporca”, si ripete. C’era anche Marco Pannella, leader dei Radicali e in sciopero della fame da giorni, nella visita del 24 novembre scorso. La sua battaglia per l’amnistia assume un nuovo sapore, specie all’indomani della bocciatura, di fatto, del decreto-legge, pure ritenuto al ribasso, sulle pene alternative alla detenzione, proposto dal Guardasigilli Paola Severino e rinviato indietro dal Senato in Commissione.

Questa struttura, malata da tempo di sovraffollamento, paradossalmente ha iniziato a respirare da qualche settimana, grazie a un numero di presenze al di sotto delle 1.300, come non era “non era mai avvenuto negli ultimi anni”. Eppure, la sua capienza regolamentare è di 600 persone, quella tollerabile di 1.200.

Nel nuovo anno, partiranno i lavori per un nuovo padiglione da 200 posti, ma non è detto che il sovraccarico si alleggerirà. una ‘città invisibile’ dentro la città e che necessita di finestre, anche per non spezzare il legame che tiene legati all’esterno e al mondo in cui agevolare l’inserimento. È questo il compito a cui è chiamata ad assolvere l’informazione.

Alla fine di tutto, rimangono le parole di Vincenzo, 32anni, dietro le sbarre da 13: “IL sovraffollamento demolisce ogni nostro diritto inviolabile”.