Sigilli al tesoro del clan di Gallipoli, colpito anche Padovano junior

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LECCE  –   Un patrimonio da 3 milioni di euro accumulato con attività mafiose ed ora sequestrato  per volontà della I Sezione Penale del Tribunale di Lecce su richiesta della  DDA. Beni, tra cui la pescheriaIl paradiso del mare’, sulla strada che porta S.Maria al Bagno, il luogo  dove fu ucciso il boss Salvatore Padovano nel settembre del 2008.

E poi esercizi commerciali, società, immobili, poderi, conti correnti bancari riconducibili al clan Padovano, la frangia gallipolina della scu.

Il provvedimento  si inquadra nell’attività di  aggressione ai patrimoni mafiosi, che come ha sottolineato il Procuratore Capo Cataldo Motta, costituiscono la nuova frontiera della lotta alla criminalità organizzata, il mezzo migliore per disarticolare i clan molto più che la detenzione.

Sin dall’alba, i militari del ROS al comando del Colonnello Paolo Vincenzoni e quelli del GICO del Nucleo di Polizia Tributaria della Finanza al comando del Colonnello Vito Pulieri, hanno messo i sigilli ai beni riconducibili a Nino Bomba e al fratello Rosario, mandante dell’assassinio di Salvatore, agli eredi diretti, come Angelo Padovano e a due persone riconosciute come membri attivi del clan: Giorgio Pianoforte, cugino e prestanome dei Padovano e Cosimo Cavalera, entrambi detenuti.

Il sequestro arriva dopo una lunga attività d’indagine congiunta tra Finanza  e ROS che si concluse all’epoca con le operazioni ‘Galatea’ e  ‘Canasta’. La prima portò in carcere gli autori dell’omicidio Padovano, la seconda fece luce sugli interessi della criminalità organizzata sulle aste giudiziarie e coinvolse  imprenditori ed esponenti politici.

Oltre a ‘Il paradiso del mare’, il sequestro ha riguardato la ‘Billig srl’ con sede in via Perugia, due società cooperative, sempre a Gallipoli: la ‘Oltre mare’ e la ‘Totò fish & food’, attività per il commercio all’ingrosso di elettrodomestici e di pesce.

7 immobili privati, 2 terreni , 3 lotti edificabili e 16 tra auto e moto.

Un duro colpo al clan ed un provvedimento che fa della Procura leccese, la pioniera in tutta Italia nell’aggressione patrimoniale anche a persone ormai defunte: era stato adottato nei confronti di Giorgio Romano, ucciso a Parabita nel 2008 e di Lucio Vetrugno, freddato nella sua masseria nel dicembre 2010, anche loro affiliati alla scu.

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Foto di Stefano De Tommasi